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Contra canes

I cani, oggi, sono fedeli come Argo?

Mea culpa, sono cinofoba. Il latrare dei cani in lontananza mi infastidisce, il barboncino che esce pettoruto e arzillo con la sua padrona mi appare ridicolo, i branchi di randagi che circolano indisturbati nelle nostre città mi atterriscono.

Eppure, non riesco a non cogliere la poesia nel sacrificio di animali famosi, affezionati al padrone come Argo per Odisseo.

Sebbene la vicenda sia famosissima, merita forse di essere ripercorsa, nella traduzione di Rosa Calzecchi Onesti. Ci troviamo nel diciassettesimo libro, vv.291/327.

Un cane, sdraiato là, drizzò muso e orecchie, Argo, il cane del costante Odisseo, che un giorno lo nutrì di sua mano…e in passato lo conducevano i giovani a caccia di capre selvatiche, di cervi e di lepri; ma ora giaceva là, trascurato, partito il padrone sul molto letame di muli e di buoi, che davanti alle porte ammucchiavano, perché poi lo portassero i cervi a concimare il grande terreno di Odisseo; là giaceva il cane Argo, pieno di zecche. E allora, come sentì vicino Odisseo, mosse la coda, abbassò le orecchie, ma non poté correre incontro al padrone. E il padrone, voltandosi, si terse una lacrima, facilmente sfuggendo ad Eumeo…E Argo la Moira di nera morte afferrò appena rivisto Odisseo dopo venti anni.

E’ commovente questa corrispondenza di amorosi sensi: dove Penelope stessa stenta a identificare il marito (o finge, se si forza il testo come vuole la moderna Genderkritik, perché irritata dal suo mentire), un cane vede, capisce e muore di gioia. Meno commovente, anzi stucchevole, mi sembra il comportamento degli odierni cinolatri, secondo un neologismo coniato da Pietro Scaolo in un illuminante e ponderato libello, Contra canes, appunto, in cui, con dovizia di esempi drammaticamente tratti dalla cronaca, l’autore dimostra come l’umanizzazione del cane e la sua perdita di ruolo porti a conseguenze devastanti.

Non aggiungo altro, per non sottrarre al testo quel fascino performativo che lo rende consigliabile a tutti, ma soprattutto a chi crede, con suo amore sviscerato per gli amici a quattro zampe, di dimostrare nobiltà e serietà di valori.

Argo, per quanto affezionato e nobile, è trattato da cane, tenuto fuori casa, utilizzato per la caccia. Oggi la Protezione Animali imporrebbe l’arresto dei Laertiadi, per i presunti maltrattamenti che la bestia subisce. La vergine cuccia del Parini, che guaisce per due calci giustamente assestatigli da un servitore da lei azzannato e che causa lo svenimento della padrone e il licenziamento dell’incauto garzone, vive oggi in molte case, per il sollucchero dei padroni e il terrore di chi non ama i cani e per questo è emarginato e ghettizzato.

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