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Il diplomificio

La tratta dei voti negli ultimi giorni di scuola

Come invidio i professori universitari! Non solo per il prestigio, non solo per il carico inferiore di lavoro, non solo per gli stimoli maggiori, non solo per lo stipendio onorevole; la mia gelosia sta tutta nel momento degli esami.

Se si introducesse questa pratica valutativa anche al liceo, ci sarebbero risparmiate le scene pietose a cui ogni giorno assistiamo. Spesso i docenti sono rimproverati per aver collezionato un numero esiguo di voti alla fine dell’anno.

Non sanno, i profani, quanto sudore costi anche una sola interrogazione. Le componenti studentesche del consiglio di istituto hanno ottenuto che la verifica sia preannunciata: orbene, il giorno fatidico della resa dei conti, metà classe si assenta, l’altra metà si giustifica.

Esaurite le giustificazioni, cominciano i confessionari: alunni con le lacrime artificiali agli occhi ti aspettano alla porta per confidarti l’annoso (e falso) problema che non permette loro di studiare. Compagni fantasiosi spergiurano di aver bisogno solo di un po’ di tempo per recuperare e rosicchiano una settimana di tranquillità. Poi riprende il solito bailamme delle assenze.

I più bravi, che sono casualmente meno colpiti dalle sventure millantate a scuola, collezionano voti su voti, gli altri si rifiutano di essere interrogati, esibiscono giustificazioni a firma dei genitori, entrano ed escono da scuola come da un albergo per evitare le materie difficili.

Nel frattempo, il programma deve andare aventi, le assemblee devono essere concesse, i compiti in classe restituiti e commentati. Per questo, ti trovi con il registro desolatamente vuoto alla fine dell’anno, quando, miracolosamente, quegli stessi assenteisti che per un anno intero hanno invocato ogni tipo di fastidio per essere graziati si scoprono studenti modelli e vengono a chiedere, anzi a pretendere, un 6, un 7, un 8.

E se prima era tu ad inseguirli e a blandirli, adesso diventano le tue ombre. “Mi interroga, professorè?” è diventato il tormentone che mi assilla giorno e notte. La loro preparazione raffazzonata non regge alla verifica? Il voto è ancora insufficiente? Nessuna paura: rieccoli pronti, l’indomani, per essere ulteriormente reinterrogati.

Freschi, belli e riposati per non aver combinato nulla tutto l’inverno, gli alunni peggiori diventano modello, mentre i bravi, che risentono della stanchezza di nove mesi di studio, perdono un po’ il ritmo. La fine dell’anno diventa il trionfo del comunismo nei voti.

Perché bocciare, poi? Per riempire moduli su moduli per giustificare il fallimento? Perché si contraggano le classi e si vada in esubero? Perché i voti in consiglio siano alzati di ufficio? Perché il TAR controlli minuziosamente i registri alla ricerca del più insignificante vizio di forma?

E se respingere un alunno è diventato un atto di eroismo, perché ci torturano ancora con questi maledetti scrutini?