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Ermione

La pioggia nel pineto, la Duse e la figlia di Elena

Gabriele D’Annunzio è uno scrittore misconosciuto. Nessuno lo legge, ma tutti trincerano giudizi su di lui. I suoi ideali roboanti e dissacranti, il suo stesso stile di vita oltre le righe lo condannano, in questa società del compromesso e della mediocrità diffusa, ad un’emarginazione culturale che parte dai banchi di scuola.

Se, come esemplificativi delle opere di D’Annunzio, le antologie propongono brani onestamente stucchevoli come Settembre o come la preparazione del tè tratta da Il piacere, naturalmente i ragazzi rimangono delusi e, fatto salvo l’obbligo scolastico, non si confronteranno più con uno scrittore che invece ha segnato di sé intere generazioni.

La pioggia del pineto sarebbe una poesia stupenda, ma, ripetuta come una litania, non spiegata né analizzata se non per un accenno al panismo che, decontestualizzato, ha del grottesco, diventa ingestibile.

Gigi Proietti in un suo riuscito sketch ironizza sugli sforzi di un suo professore barese che recitava il famoso incipit così: “ Tec’. Su le sogliiie del bosc non oddd parooool che dic umèn” e via di questo passo, azzerando, nel suo dialetto, ogni traccia poetica del significante.

Mi sono chiesta spesso perché la Duse è chiamata, al termine di ogni strofa, con valore di senhal, Ermione, al di là dei soliti motivi eufonici o dell’idea di solitudine che traspare nell’errata etimologia da eremos o anche dell’indubbia allitterazione con Eleonora, la donna che gli diede fama e amore, ricevendo in cambio disprezzo e umiliazioni.

Ermione è una mitologica fanciulla sfortunata: figlia di Elena, abbandonata dalla madre adultera che fugge con l’ospite, e dal padre iracondo che arma una guerra epocale per averne giustizia, segnata dalla morte di una cugina, Ifigenia, sacrificata come un capretto per placare la collera degli dei, non termina le sue disavventure con il sopraggiungere dell’età adulta.

E’ data in sposa, infatti, a quell’Oreste, suo cugino matricida, che la trascura per la sua amicizia con Pilade. D’Annunzio è troppo autoreferenziale per concedere ad Ermione /Eleonora spazio autonomo.

Egli muove da un’equazione: accompagnandosi alla mitologica fanciulla, egli stesso si configura come un redivivo Oreste, reo di aver abbandonato la prima madre (la natura, appunto) per i vizi raffinati della cultura cittadina e pronto a tornare alle origini con la purificazione catartica della pioggia.

Del resto, il ritorno del figlio pentito alla madre è una costante della produzione dannunziana: dal Poema paradisiaco all’Innocente, stuoli di sante madri accolgono a braccia aperte il figlio corrotto dalla società, che anela a nuova purezza.

Non ci sono dubbi, del resto, sul valore catartico della pioggia, che cade nel giardino su piante che rappresentano a loro volta metonimicamente i loro cantori: cade sulle tamerici (Pascoli), sulle ginestre (Leopardi), sui pini (Orazio) e via di seguito.

Commenti dei lettori

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  • babj78

    26 Nov 2010 - 14:42 - #1
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    all’inizio dell’articolo Gabriele d’Annunzio è un poeta misconosciuto(???????cosa?????), a metà articolo diventa il poeta che più di tutti ha segnato intere generazioni…e già nn ci siamo…dire che il suo è un panismo grottesco è una cosa che nn si può leggere, visto che è stato sempre accusato di superomismo…e allora decidetevi tutti voi che avete l’ardire di commentare così negativamente nn il primo attorucolo che passa per strada e poi si improvvisa grande scrittore, ma addirittura il Vate…che ha precorso i tempi per il suo stile di vita, la joie de vivre, le sue opere, le sue donne, donne che attualmente nel terzo millennio devono diventare lesbiche (perchè non ci sono più uomini che ci fanno tremare il cuore e soffrire come in fondo piace a noi masochistiche fanciulle)perchè esistono ormai solo dei fuchi…o misogini e misantropi o addirittura passano “dall’altra sponda”…non si mischia il femminismo che per altro aborro, ad uno dei massimi esponenti del nostro patrimonio culturale!per altro il titolo della poesia è: la pioggia NEL pineto” e non DEL pineto!

  • babj78

    26 Nov 2010 - 14:49 - #2
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    nell’enfasi del commento precedente, ho scordato di portare all’attenzione della persona che ha scritto il delirante articolo, che la poesia “settembre” non esiste…si intitola “i pastori”…complimenti!

  • Profilo di Benedetta Colella

    Benedetta Colella

    26 Nov 2010 - 16:14 - #3
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    Gentile signorina,
    rispondo alle sue obiezioni nell’ordine in cui me le pone:
    1) “misconosciuto” non è, come erroneamente crede, sinonimo di “sconosciuto”. Si riferisce invece a chi viene frainteso o etichettato secondo formule e schemi che non tengono conto dell’insieme.
    2) il confronto nasce appunto dalla constatazione che, nel passato, D’Annunzio era davvero letto, mentre oggi si parla di lui solo in base a qualche riassunto sui libri di testo.
    3) “Panismo” e “superomismo” appartengono a due momenti diversi della produzione dannunziana e non si escludono a vicenda
    4) Si evince dal testo che non è “grottesco il panismo in sè, ma l’interpretazione che se ne dà correntemente.
    5) Se avesse avuto la compiacenza di leggere il sottotitolo, si sarebbe accorta che il “DEL” in articolo è mero errore di battitura
    6) Le confermo che la poesia “i pastori” è antologizzata come “Settembre” in quasi tutti i libri di testo elementari e medi. Ed è proprio della miopia di certe antologizzazioni acritiche che si parlava.
    Che questo articolo non sia assolutamente una stroncatura della poesia, mi pare lapalissiano.
    Quanto alle considerazioni non direttamente pertinenti il mio articolo, ognuno è libero di pensare ciò che vuole. Avrei gradito solo un linguaggio più adeguato all’argomento.

  • babj78

    01 Dec 2010 - 17:31 - #4
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    Gentile signorina,
    voglio rispondere mantenendo un alto profilo, visto che sono stata tacciata di linguaggio non adeguato…non capisco perchè, comunque, rispetto le idee altrui anch’io..
    So bene che misconosciuto ha questo significato, ed è ciò che contestavo..parli per lei se ha frainteso il senso della poesia “la pioggia nel pineto”…mi sembra che sempre lei ha dato un’etichetta, quando si è posta il problema del raffronto con Ermione,si è risposta da sola considerando questo paragone come un’offesa alla Duse…tuttavia non ci è dato, (non so se lei ne sa qualcosa di più) di sapere se effettivamente fosse dedicata alla Duse, sembra l’ipotesi più accreditata.
    Ma anche in questo caso non vedo un’accezione negativa..potrebbe essere soltanto una mera “licenza poetica”, solo perchè il nome delle due signore inizia con la lettera E, o di fatto come lei stessa riconosce, solo un motivo eufonico.
    Riguardo al fatto che D’Annunzio non sia più letto come in passato, anche qui non tranci giudizi su cose che non può dimostrare,io le posso dire il contrario, ma allo stesso modo non glielo posso dimostrare. Panismo e superomismo lasciamoli perdere in senso stretto, giacchè si parlava della poesia, quindi, è sempre in quel contesto che le due cose venivano citate e quasi si elidevano mano a mano che veniva snocciolato l’articolo..mi scusi,ma questa è l’impressione che si ha leggendo il suo articolo. Del mero errore di battitura “del” “nel”, mi scuso, ma era evidente l’ironia del commento.
    Poi, scusi, accetti il fatto che, a questo punto ne deduco, non l’ha fatto volutamente, il suo articolo stroncante lo è..altrimenti non capisco come possa definire “I pastori” una poesia stucchevole, per non parlare della preparazione del tè tratta da “il piacere”, che lei definisce altrettanto stucchevole…poi disquisire sul comportamento scorretto del “maschio” D’Annunzio nei confronti di Eleonora, non mi sembra attinente con la disamina della poesia in questione..per questo ho fatto riferimento al femminismo:era pertinente al suo articolo, mi scuso ancora, ma questo si evince.
    Da ultimo perciò,mi sembra lapalissiano invece a mio modesto giudizio, che ci sia una neanche tanto sottile, stroncatura.

  • cristinavenneri

    07 Dec 2010 - 17:56 - #5
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    Concordo pienamente.
    Ho avuto la stessa sensazione nel riscoprire (o meglio, scoprire!) un d’ Annunzio che a scuola odiavo.
    La poetica del panismo che pervade il libro delle “Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi” fin dai versi proemiali mi ha piuttosto stupito poichè a scuola mi hanno fatto associare d’Annunzio alla figura di un invasato egocentrico.
    E questo vale per molti autori che a scuola vengono letti (e non sempre!) in maniera superficiale o inadeguata.
    Eventuali riforme dovrebbero preoccuparsi di altro.

  • cristinavenneri

    07 Dec 2010 - 17:59 - #6
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    ps. mi scuso, ovviamente concordo con Benedetta Colella.

  • babj78

    07 Dec 2010 - 21:33 - #7
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    totally wordless…the misunderstanding rules..I speak english because in italian no-one understands..what a sadness..