
La donna e il sesso: binomio inscindibile, soprattutto per l’intellettuale che anela all’Empireo ed è trascinato alla trivialità del desiderio carnale.
La condanna degli impulsi sessuali, che, con l’azione moralizzatrice della Chiesa, diventerà feroce, è frequente anche nei classici, in quanto il desiderio bestiale allontana l’uomo dalla calma atarassica che è invece obiettivo individuale e collettivo per il greco e per il latino.
La matrona di Efeso è un caso di metaletterarietà: lo sporcaccione Eumolpo riporta nel Satyricon aneddoti ed esperienze, che costituiscono veri e propri racconti nei racconti, brillanti di sagacia e arguzia. A fare le spese della satira petroniana è qui la volubilità della donna, estrema nelle manifestazioni di cordoglio come nella sfrenatezza dei sollazzi.
Anche la più puritana, la matrona di Efeso appunto, se tentata dal cibo e dalla carne, si spoglia delle sue ipocrite e ostentate virtù, rivelandosi laida come e più delle donne “perdute”. Contro l’ipocrisia della virtù si muove anche il fanciullo di Pergamo, oggetto di un nuovo racconto autobiografico di Eumolpo, che colpisce, diverte e fa parte a pieno titolo del patrimonio culturale dell’Occidente.
Il problema della trasmissione di questi testi sta come al solito nella traduzione: fino a quando il greco e il latino saranno traslitterati senza rispetto per la lingua italiana, fino a quando la loro storia si dipanerà tra ipotassi e connettivi (che sono propri delle lingue classiche, ma che l’italiano non ama), la fruizione dei testi non sarà mai piacevole.
Finalmente, con Dario May, questi racconti sono narrati con stile spumeggiante e allegro. A garantire la veridicità della traduzione, campeggia il testo latino a fronte, senza orpelli, senza scoli filologici e linguistici che, interessando il tecnico, allontanano invariabilmente il lettore dai testi classici.
C’è di più: May, consapevole dell’enorme fortuna che il Satyricon ha vantato nei secoli, aggiunge in appendice poesie e aforismi letterari sulla vedova e sui luoghi comuni che la vedono beghina insincera e insieme mantide religiosa. Aspettiamo con ansia che qualche altro editore, seguendo l’esempio di Scipioni, pubblichi, sgrossato da trecentisti e latinismi, il Corbaccio di Boccaccio, tardiva critica e sfogo convinto di un marito morto contro la sua vedova, che, sotto nere vesti (un corvaccio, appunto), tesse trame erotiche per accalappiare un nuovo marito da martirizzare con i suoi mille difetti

Benedetta Colella








