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Le elezioni sono sempre democratiche?

Le ragioni di Sudditi, provocatorio libello di Massimo Fini

Alcuni scrittori (sempre meno, purtroppo) hanno un dono: sanno guardare la realtà con occhi vergini, cogliendo paradossi e incongruenze nella società.

Massimo Fini riesce ad affrontare questioni scomode, a privare di fondamento luoghi comuni e capisaldi del vivere sociale. Già noto agli amanti dei classici per le monografie su Caligola e Nerone, anticonformistiche ricostruzioni di vite oltraggiate dalla storia, che hanno aperto la strada ad una rivalutazione di figure proiettate nell’immaginario collettivo con l’etichetta dei folli e dei cattivi, Fini contesta nel suo ultimo libro l’essenza stessa della democrazia.

A suo dire, solo con la rappresentanza diretta, l’uomo è veramente democratico. Nel momento in cui si trova a dover scegliere chi lo rappresenti su una rosa ristretta di candidati, l’uomo perde la sua libertà e si assoggetta ad una oligarchia. A differenza dei governi aristocratici, in cui i rettori erano scelti con qualche merito (di censo o di acume), le nostre elezioni restituiscono al governo l’uomo medio, caotico, incapace, rappresentante mediocre di una massa modesta.

Se la democrazia permettesse libertà di pensiero, accetterebbe anche l’esistenza di regimi dittatoriali, di pensieri politici antidemocratici. Invece, nel fanatismo di chi si arroga il diritto della ragione, il mondo occidentale, democratico, ha sferzato un attacco all’Oriente dispotico e tirannico.

Con quali uomini, però? Il frutto della democrazia, che scardina in nome della libertà di opinione e di stampa ogni certezza, sta nell’infiacchimento delle coscienze. Un caso su tutti quelli riportati da Fini: in nome di un ideale (riprovevole, folle, terroristico, ma ideale), un manipolo di esaltati, l’11 settembre 2001, ha saputo tenere a scacco, con la minaccia di un temperino, troppi uomini imborghesiti dal benessere, che neppure di fronte a morte certa hanno avuto il coraggio di agire.

I politici sono l’apoteosi di questo lassismo. Scrive Fini che “in mancanza di vere alternative questo enorme ceto medio si divide tra destra e sinistra con la stessa razionalità con cui si tifa Roma invece che Lazio, Milan o Inter”. Chiunque vada a Bruxelles, al di là delle polemiche di partito, si farà portavoce di una politica dispotica ed utilitaristica, per cui, per citare Giolitti, “la legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici”.