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In memoriam dei vivi

I Prologhi di Vincenzo Cardarelli

Il poeta del ritorno all’ordine dopo gli esperimenti avanguardistici, l’amante dello stile terso, che, disconoscendo cento anni di letteratura, si legò ideologicamente a Leopardi, il laudator temporis acti Vincenzo Cardarelli nella sua vita non fu tranquillo e suadente come la sua poesia.

Un uomo inquieto, vergognoso delle sue origini ma amante della propria terra, cultore di sé ma detrattore degli altri, non ebbe un buon rapporto con la intellighenzia del periodo.

Alla sua prima miscellanea, Cardarelli dette un titolo significativo, Prologhi, “introduzioni a un discorso”, secondo l’etimologia più bieca. In realtà, le riflessioni amare e personali dell’ancor giovane intellettuale appaiono quasi una conclusione di una vita precocemente disillusa. Dove finisce la vita, comincia la poesia; Prologhi segna per Cardarelli la sua esrtaenità al reale.

La delusione è senz’altro il sentimento dominante: quanto ciò sia autobiografico e quanto trasfigurato poeticamente è ancora oggetto di discussione.

Montale definì i suoi “poeti laureati” per quello che non siamo, quello che non vogliamo. Parallelamente, Cardarelli fa della litote la sua arma stilistica più forte. Poeta della negazione, dunque, Cardarelli si pone in una linea evolutiva rispetto a Gozzano e ai crepuscolari, perché, percependo il mondo con gli stessi sensi, riesce in uno sforzo sovrumano a distaccarsene, non più turris eburnea, non piùtopico fautore dell’estraneità del poeta alla vita sociale, ma uomo tra gli uomini, vile e scorretto come tutti (cfr. Morte dell’uomo)

Dopo i dati biografici, sublimati in un contorno vago, tra errori imronunciati che mostrano un Cardarelli insoddisfatto, chiuso nei confini dell’esistenza, compare la prosa lirica Commiato.

E’ evidente quanto questo titolo sia provocatorio all’incipit quasi di un’opera intitolata Prologhi. L’epigrafe in memoriam si rivolge a gente ancora viva ma morta nel cuore. Cardarelli mantiene in sé il lutto del ricordo, ma non può appellarsi a un Fato oscuro per maledirlo. Il discorso lamentoso, singhiozzato quasi, è mimato persino graficamente dall’assenza di punti fermi e dagli spazi che intervallano i singoli capoversi. Alternativamente ricorre in anafora la frase Bisogna che ci separiamo

Un poeta non può vivere, perché deve trovare in sé e solo in sé il motore che muove il suo mondo poetico. E se l’intellettuale tace, la politica impazzisce. Cardarelli fu poeta del Ventennio.