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Questione di talento

Prezzi e monete in Grecia

Oggi che l’inflazione ha quasi dimezzato il nostro potere d’acquisto, in questa sfavorevole congiuntura economica, nella dissennata gestione statale delle risorse, mentre le aziende chiudono e i prezzi salgono, mi viene per la prima volta da chiedermi quanto realmente costasse la vita ad Atene.

Quanto a spiccioli, gli Ateniesi erano sicuramente più disagiati di noi. Il loro sistema monetario, introdotto da Solone, constava di ben 11 diverse monete (3 più di noi che già abbiamo seri problemi per contenere centesimi ed euro nel portafogli).

La moneta base era il talento, poco maneggevole e poco spendibile. Equivaleva infatti al peso di un piede cubico d’acqua (26 Kg) e veniva utilizzato solo nelle grosse transazioni. Immaginare le dimensioni delle monete può aiutare a comprendere gli anziani sparagnini della commedia Nea, con il cruccio continuo di dover nascondere il denaro.

Un talento si componeva di 60 mine (parola tristemente nota anche per la sua declinazione contratta), ognuna delle quali equivaleva a 100 dracme. Tra queste due monetazioni, intercorrevano il didrachmon e il tetràdrachmon, corrispondenti, come si arguisce facilmente dal nome, a 2 e a 4 dracme.

Una dracma equivaleva a sei oboli, facilmente monetizzabili per l’esistenza di monete come il diobolon e il tetrobolon (2 e 4 oboli, simmetricamente alla monetazione con base dracma).

Valevano quanto i nostri piccoli centesimi (e come loro erano di rame) il chalcous il tetartemorion (un quarto di obolo) e l’ emiobolion (mezzo obolo).

Fin qui, tutti d’accordo. Non c’è libro di civiltà che non faccia sfoggio di tali paroloni. Ma quanto valevano. Anche qui, pronti, alcuni manuali ci ricordano che, al tempo di Lisia, con l’irruzione nella letteratura di tenzoni giudiziarie a scopi economici e con il moltiplicarsi dei riferimenti al denaro, un carpentiere, uno scalpellino o un muratore guadagnavano una dracma al giorno, quanto i membri della Boulè (capito, signori parlamentari che raggiungete l’unanimità solo quando si tratta di alzare i vostri già stellari stipendi?)

Mezza dracma era il salario di un manovale, di un rematore della flotta o di un giurato ai processi (ehm, cari giurisperiti…), un soldato in campo rosicava quattro oboli al giorno, mentre l’invalido lisiano ne impetrava almeno uno.

Ma ancora non si rende possibile un riscontro con l’euro. Proviamo a fare un calcolo noi:consideriamo che le monete sono quasi tutte di argento (a parte i centesimi e qualche preziosità in oro di importazione), che, a partire dal talento, possiamo ricostruire il peso (e la conseguente quantità d’argento) di ogni moneta, e che oggi l’argento è venduto a circa 20 centesimi a grammo, abbiamo, se non ho sbagliato i conti, che

Un obolo corrisponde a 20 centesimi, una dracma corrisponde a 1euro e 20 centesimi,una mina corrisponde a 110 euro, un talento a 6500 euro.

Se pensate che con una dracma si comperavano 17 kg di farina d’orzo e che con un obolo si otteneva mezzo litro d’olio, che dite? Dove è una macchina del tempo!?!?

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