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La maga Circe

Vita e miracoli della maga di Eea

Se buon sangue non mente, Circe fu destinata fin dalla culla a farsi artefice del male. Nacque da un parto gemellare, in cui trovò vita anche il terribile Eeta, padre di Medea e traditore degli argonauti.

La parentela tra le due più famose fattucchiere dell’antichità è tale che le fonti attribuiscono al ventre di Circe non solo i figli di Odisseo, Agrio, Latino e Telegono, ma anche Cassifone (la fratricida),  forse alter ego di Medea.

Ad accogliere i gemellini, con i genitori Elio e Perseis (sincreticamente riconducibile a Ecate), c’era la sorellina Pasifae che darà triste prova di sé amando un toro, con cui genererà il Minotauro

La genealogia attorno a Circe è assai complessa: racconta il rapsodo cirenaico Eugammon, attivo nel VI sec. A. C., che, dopo l’infortunio per cui Telegono uccise Odisseo, compiendo il fato, Circe concesse ai superstiti l’immortalità e si celebrarono nozze incrociate tra Penelope e Telegono e tra la stessa maga e Telemaco.

Nonostante sia spesso definita deinè, terribile, la maga non è vittima in Omero di locuzioni formulari negative: al contrario, sono molto sottolineate la sua bellezza e la sua abilità; di volta in volta sarà, infatti, potnia, sovrana, immortale oppure luminosa (per la parentela con il sole, senza dubbio), riccioli belli, trecce belle, bella voce, ricca di farmaci, maliarda.

Se dovessimo identificare Circe con una figura geometrica, propenderemmo senza indugio per il cerchio, a cui tutto sembra ricondurre: il nome stesso è assonante con Kyklon, il cerchio, ed è la forma femminile di Kyrkos, del falco cioè che plana circolarmente sulle sue vittime.

Anche la sua isola, fuori dal mondo conosciuto, soggetta ad altre leggi di natura, è di forma perfettamente sferica. Diodoro volle identificarla con il monte Circeo, allora separato dalla terra ferma tramite paludi.

Eea è ricca di querce, alberi che rappresentano allegoricamente il potere (sono infatti cari a Zeus) e che nutrono, con le loro ghiande ( e non sfugga che il termine greco balanos indica tanto la ghianda quanto il glande), i maiali, uomini che furono trasformati dalla dea, appunto perchè nell’empito delle passioni perdono la propria razionalità per regredire a comportamenti ferini.

Circe doma le bestie feroci non tanto, come vorrebbe Virgilio, per i suoi poteri magici, quanto per le sue attrattive sensuali: essa rappresenta quell’eterno femminino da cui i Greci si sentivano talmente minacciati che ne emarginarono il regno in luoghi sconosciuti alle carte geografiche di ogni tempo.

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