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Intervista a Gianrico Carofiglio

Quattro chiacchiere con uno scrittore di talento

Incredibile ma vero: un uomo impegnato come Gianrico Carofiglio, che si muove con naturalezza tra impegni di lavoro ed esigenze artistiche, che tutti cercano e tutti applaudono, non ci ha snobbato.

Ha trovato il tempo e la voglia di dialogare con me e con voi per confidarci qualcosa di sé e del suo mondo. La spontaneità delle sue risposte a domande anche insidiose, sicuramente rese disordinate dal grande entusiasmo con cui mi si affollavano nella mente, ci riconferma che un uomo di talento deve saper trovare il tempo per ascoltare i suoi lettori, senza arroccarsi in una torre eburnea in cui esiste solo lui e la sua straordinaria abilità.

 Per essere validi scrittori, bisogna aver letto molto. Che cosa legge Carofiglio? Come legge?

 Leggo di tutto. Romanzi, saggi, libri di storia, manuali di ogni genere, libri di viaggi, fumetti, favole. Anche molta roba trash. La trovo istruttiva e fonte di ottime idee. Lasciando da parte il trash,e tenendoci nel recinto della narrativa direi soprattutto letteratura americana.

  Con l’ultimo romanzo hai abbandonato il legal thriller. Come mai questa scelta?

Due ragioni. La prima fondamentale ed elementare, è che avevo voglia di raccontare quella storia. Diciamo pure che ne avevo urgenza. La seconda è che non volevo e non voglio essere identificato con il personaggio di Guerrieri, che peraltro ritornerà l’anno prossimo, sempre con Sellerio.

  In Il passato è una terra straniera si fronteggiano due Giorgio. I romanzi precedenti erano focalizzati su Guido Guerrieri. E tu ti chiami Gianrico. Giorgio ha addirittura le tue iniziali G.C. In che cosa i tuoi personaggi ti assomigliano? In che cosa te ne discosti?

 I gusti musicali, artistici e letterari dei protagonisti sono sicuramente i miei. Per il resto, come si dice nel nostro gergo giudiziario, mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

  Nei tuoi romanzi non c’è una linea di demarcazione tra male e bene. Da dove nasce il male? Chi sono i delinquenti?

 Mi piacerebbe saperlo…

 Come è nato il tuo connubio con la Rizzoli?

 Diversi editori importanti mi hanno fatto delle offerte dopo l’uscita del mio secondo romanzo. Quella di Rizzoli mi ha convinto più delle altre e devo dire che sono molto soddisfatto della scelta. Peraltro, come dicevo prima, non ho lasciato Sellerio con cui continuerà la serie di Guerrieri.

  Chiti è un assassino in pectore. Si riconosce addirittura nell’identikit dello stupratore. Che cosa lo ha salvato dalla delinquenza?

 Ho cercato di capirlo raccontando la sua storia. Se ho trovato una risposta, beh, è contenuta in quella storia.

  Quando eri ancora studente, come vivevi la scuola? Che cosa cambieresti oggi?

 Ero tutto fuorchè uno studente modello. In quarta ginnasio riuscii a prendere 26 note (ventisei…) nel primo quadrimestre. 26 anni dopo (e molte altre cose dopo, incluso il mio primo romanzo) ho incontrato la professoressa che me le aveva appioppate e lei mi ha detto che si ricordava benissimo di me, di come ero bravo eccetera…Il passato è davvero una terra straniera.

  Nelle interviste, quale è la domanda più ricorrente che ti formulano? Quali ti imbarazzano?

La domanda più ricorrente è questa: come fai a trovare il tempo per scrivere visto che continui a fare il magistrato? Grazie a te per non avermela fatta. Non ci sono domande che mi imbarazzano. O perlomeno non me ne hanno ancora fatte.