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La spettacolarizzazione della storia

Senofonte e le Elleniche

 

Senofonte, autore “facile”? Senofonte, letto già nel biennio?

Il ministero lo vuole e noi obbediamo, ma la scelta non è felice. Le difficoltà stilistiche ci sono e diventano tali da far concentrare tutto lo sforzo dei ragazzi nella memorizzazione dei termini inconsueti, delle strutture morfosintattiche complesse, della traduzione proposta dall’insegnante o scopiazzata dalle note al testo.

A parte Thalassa, thalassa (brano antologico salutato con gioia poiché solitamente conclude il modulo su Senofonte) ben poco rimane del furbo scrittore che si inserì nella scia di un genere di successo, quello storiografico portato all’akme da Tucidide, per conquistare un pubblico poco esigente e pronto a rinunciare all’obiettività in cambio del piacere dell’ascolto.

Soprattutto nelle Elleniche, quest’autore, già mercenario nella vita, dimostra come strumentalizzare la credulità popolare per acquisire fama e alloro. Finge di emulare Tucidide, di farsene epigono, di continuare la Guerra del Peloponneso da dove si era interrotta e rinuncia addirittura al brivido del proemio in nome di questa presunta continuità: bruscamente e oserei dire sciattamente le Elleniche si aprono con questa frase: “Dopo questi avvenimenti, trascorsi non molti giorni, giunse da Atene Timocare con poche navi”.

Apparentemente, tutto è rispettato in omaggio a Tucidide: la struttura annalistica del lavoro,  il richiamo costante agli eventi narrati dal predecessore e molti altri fattori. Eppure, non sbaglia Colonna quando scrive che “le Elleniche segnano il trapasso dalla profonda e seria indagine di Tucidide alla superficiale e brillante esposizione, ricca di particolari e brulicante di scene e figure, tipica del periodo ellenistico”

La storia alla Senofonte, fatta di dati e date, scritta con erudizione e non con intelligenza è il pericoloso precedente per cui questa materia viene oggi compendiata e banalizzata per togliere anima e razionalità agli avvenimenti, memorizzati con criteri cronologici e non logici.

A parte un non condivisibile richiamo all’onestà intellettuale di questo storico (ma quale onestà? Gli avvenimenti sono lette in chiave filospartana e solo l’accidente documentario che ci ha privato di altre fonti letterarie sul periodo che va dalla battaglia di Cizico (410 a.C.) a quella di Mantinea (362 a.C.) permette a Senofonte di imperversare come storico nei poderosi saggi degli esperti) a parte questa ottimistica valutazione, si diceva, è perfettamente sostenibile l’ormai datata posizione di Cantarella quando scriveva: “ Di Tucidide, ovviamente, Senofonte non continua che la materia: l’acuta e sofferta visione tucididea della storia- una delle più alte esperienze umane- non era cosa che altri potesse imitare. Senofonte guarda di fuori; descrive anche con precisione e con fondamentale onestà, poco nascondendo le sue simpatie per Sparta; narra episodi e avvenimenti con ordine e con chiarezza. E come fonte unica (nel naufragio quasi completo di tutta la storiografia greca del IV secolo) di avvenimenti decisivi, ha fatto opera di estrema utilità quanto alla conoscenza dei fatti: lasciandoci così, se non la storia, almeno i documenti per la conoscenza di quel periodo”.