Questo sito contribuisce alla audience di

A.A.A. cercansi brutti disperatamente

Emile Zola e le Impressioni parigine

Un’idea geniale ruppe la monotonia del bel mondo parigino: brevettare i brutti come accessorio, come cosmetico per i belli.

L’arte di truccarsi, ingrandendo gli occhi, minimizzando il pallore del colorito, supportando di tacchi le scarpe per ingentilire le gambe e guadagnare centimetri, è sempre esistita ed è perfettamente coerente con l’etica tutta umana di millantare, imbrogliare, esaltare.

Ipocritamente, fu invece contrastatissimo il commercio di monsieur Durandeau: l’anziano industrialotto, un pescecane senza scrupoli e con troppi peli sullo stomaco, si accorse che fanciulle di modesta bellezza acquisivano grazia e fascino se accompagnate da donne davvero sgraziate e brutte. Il confronto e il contrasto giocavano tanto a favore di quella bellezza modesta quanto nessun cosmetico avrebbe potuto garantire.

Ora, perché non sottrarre le persone davvero mostruose da un’esistenza di emarginazione e asocialità per inserirle nel bel mondo come repoussoires, cioè come elementi di bruttezza tale da far apparire grazioso chiunque ne sia a fianco.

Non fu un’impresa facile creare un team omogeneo: inizialmente, all’inserzione risposero solo ragazze carine e disperate. Durandeau si rese conto che solo le ragazze belle hanno il coraggio di confessare una bruttezza immaginaria. Quanto alle brutte, mai e poi mai converranno spontaneamente sulla grandezza smisurata della loro bocca o della stravagante piccolezza della loro bocca.

Che vita paradossale per i poveri repoussoires: vivere tra gli agi dell’opulenza, frequentare teatri e ristoranti, discorrere a tu per tu con la creme di Parigi e poi, nel buio della propria camera, lamentarsi e piangere perché sono oggetti, sfruttati ed esibiti, ma mai amati.

Questo scoop fu siglato da un giovane di bellissime speranze nel 1858: la carriera di Emile Zola, destinato ad essere il massimo rappresentante del naturalismo e della letteratura francese, si apre in un sordido giornale di provincia, inizialmente come addetto all’impacchettamento , poi alla pubblicità e solo dopo una lunga gavetta al giornalismo vero e proprio.

Così Zola scandaglia in lungo e in largo la quotidianità francese, un mondo corrotto e sfatto in cui una donna vive ogni giorno l’alternativa tra il ditale, il mestiere onesto e poco retribuito di sarta o operaia, e i gioielli, se abbandona la retta via e accetta, con un anziano amante, gli agi di una vita comoda che seduce ma non convince mai del tutto.

Proprio con le escursioni giornaliere nelle vie e nelle piazze, Zola affina le sue abilità di descrittore, a volte caricaturale, spesso censorio tra le righe del suo eloquio brillante e proprio questa varia umanità, conosciuta e intervistata nella giovinezza, diventerà la base per i suoi romanzi futuri.