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Una scrittrice “di buona famiglia”

Intervista ad Isabella Bossi Fedrigotti

 

Noblesse oblige! Quando ho contattato Isabella Bossi Fedrigotti per proporle un’intervista (trincerandomi dietro i miei obblighi di guida e nascondendo il mio entusiasmo di fan), sono stata accolta con cortesia e signorilità degne certo delle sue blasonate origini.

Sottraendo scampoli del suo tempo ai mille impegni che la collaborazione al Corriere della Sera le riserva e al nuovo romanzo che sta crescendo nella sua mente e sul suo computer come un bambino nell’alveo materno, ha risposto per me e per voi a curiosità più o meno indiscrete sulla sua poetica e sulla visione del mondo.

Non sono state risposte azzardate e arruffate per accontentare un recensore e vendere qualche copia in più. Le sue sono affermazioni ponderate, profonde, interessanti. Potrete giudicarlo da soli, leggendole qui di seguito.

 

 

Quando ha un libro in cantiere, come lavora? Scrive di getto e poi
modifica? Sa già l’epilogo di una storia, mentre la stila?

 

Non so quasi nulla quando incomincio. C’è giusto un’idea, un’immagine che, in genere, è il centro del racconto. ma del suo svolgimento non so nulla quando la prima volta mi metto al computer. Vado per tentativo, come esplorando un territorio sconosciuto e, spesso, l’idea iniziale viene modificata dai successivi avvenimenti che si presentano. Soprattutto non conosco il finale anche se ci penso molto.

 

SI trova più a suo agio nelle vesti di scrittrice o di giornalista?

 

 Mi piace di più il lavoro di giornalista perché mi permette di stare in mezzo alla gente, di chiudere ogni sera( o quasi) la saracinesca del lavoro. La scrittura letteraria implica invece, necessariamente, silenzio e solitudine. E mi devo portare dietro le storie per mesi se non per anni.

Quale libro sta leggendo oggi (una volta rispose “Professori e altri professori”. L’ho letto con piacere anche io:-)?

Sto leggendo, per la prima volta dopo le scuole medie, l’Odissea, perché devo preparare una lezione.. E mi piace.

 

Quale dei suoi romanzi ha avuto una genesi più travagliata? Perchè?
 E’ proprio stato “Di buona famiglia” quello che ha avuto il maggior successo, ad avere avuto vita più travagliata. Non solo perché (ancora non scrivevo al computer) mi sono persa le prima 50 pagine rifiutandomi di riscriverle, tanto che avevo semplicemente sospeso il lavoro in attesa di chissà che cosa (dopo tre, quattro mesi le ho fortunatamente ritrovate), ma anche perché in corso di scrittura il romanzo è completamente cambiato. Io avevo previsto di narrare l’esistenza di una sola delle due sorelle, lasciando l’altra nell’ombra. E invece…

 

Crede nell’amicizia? Ha subito scottanti delusioni (e questo glielo
chiedo perchè ho appena scoperto un Livio nel novero dei miei affetti più
cari)?

Sì, credo fermamente nelle amicizie. Ovvio che ci sono stati anche dei tradimenti, ma sono cose che succedono, io sono di manica larga e perdono facilmente. Di sicuro qualche piccolo tradimento l’ho commesso anch’io.

 

 

Che rapporto ha con i suoi recensori? Ci dica quale critica la ha
entusiasmata di più e quale le ha fatto più male.

Mi ha molto avvilita una stroncatura a “Di buona famiglia” da parte di Enzo Golino e ho invece amato una bella recensione dello stesso libro da parte di Ferdinando Camon. E, ovviamente, la recensione che Goffredo Parise fece per il mio primo libro, “Amore mio uccidi Garibaldi“, prima a voce, una mattina al telefono, e poi per iscritto sul Corriere, mi ha riempita di gioia e di orgoglio, oltre ad avermi dato una bella mano per la mia storia di scrittrice.

 

 

 

Nei suoi romanzi, è sempre scettica sulla bontà dei sentimenti familiari.
Come reagiscono i suoi cari a questo pessimismo?

Tacciono!

 

Scrivere un romanzo corale è enormemente difficile, perchè richiede un
coinvolgimento totale con i propri personaggi. Ne sente qualcuno più vicino
di altri? Chi nel caso di “Cari saluti”?
Nel caso di “Cari saluti” mi riconosco abbastanza bene sia nella terribile madre che nella “povera” Annamaria

 

 

Come interpreta i profondi sconvolgimenti che stanno sconquassando la
scuola di oggi? Che studentessa era Lei?

Ero una brava studentessa, quasi sempre la prima della classe, ma non secchiona, devo riconoscerlo. Quel che mi colpisce oggi è il fondamentale (e criminale, se si vuole) disinteresse per la scuola da parte dei politici nonché la noia e il disamore per la loro scuola da parte degli studenti. Mi sembra un sintomo molto loquace.

 

 

Ci dà qualche anticipazione sul suo prossimo libro?

Per ora -perché, come ho spiegato, la trama può cambiare molto in corso d’opera-si tratta di un viaggio. Tre donne legate tra loro da parentela fanno lo stesso lungo viaggio, da nord a sud, in tre epoche e in tre circostanze molto diverse. Per la prima si tratta di un viaggio di nozze, per la seconda di un viaggio di ritorno dal fronte, per la terza di un rientro a casa dopo la morte di un figlio. Ma non garantisco che quando sarà terminato non si tratterà di tutt’altro.