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La maledizione del faraone

Mummie e piramidi tra storia e business

Il cinema si è appropriato dell’antico Egitto, trasformandolo in uno scenario orrifico in cui tutto può succedere: violazioni spazio- temporali, parole magiche, demoni e angeli, mummie in agguato, maledizioni che riecheggiano a distanza di millenni… Quanto c’è di vero?

Erodoto, che è la principale fonte greca sugli usi e costumi egizi, non afferma mai esplicitamente la malia del luogo, anche se, con il riserbo con cui tratta le gesta dei faraoni, autorizza ad un’interpretazione maliziosa delle loro capacità. I re egizi si erano arrogati infatti competenze trascendentali: far sorgere il sole, far tracimare il Nilo e mille altri eventi che rendono possibile la vita. Gli stessi simboli tracciati dagli scribi dovevano apparire al contadino ignorante delle autentiche malie. Era quindi credibile, per loro, che la tomba del faraone, costruita dal popolo, con fatiche inenarrabili, durante le inondazioni, fosse inaccessibile e che non ci fosse scampo per il temerario che avesse osato profanare le piramidi, spinto dalle ricchezze stipate all’interno per dilettare post mortem il faraone.

Mantenere l’arcano era interesse principale delle classi che occupavano i pioli più alti della rigida scala gerarchica sia perché il mistero è alla base del rispetto, sia perché le piramidi erano enormi magazzini per la conservazione di derrate alimentari (pare infatti che la loro forma funga da parafulmine per il sole, favorendo la conservazione dei cibi) da cui tener lontano il popolo affamato.

Minacce di calamità per i profanatori delle tombe non mancano sulle pareti interne, ma il loro valore sembrerebbe solamente apotropaico, eppure…

Eppure, per una serie di circostanze troppo fitta per parlare di caso, si verificò una moria tra gli esperti che violarono la tomba di Tutankhamon , lo sventurato faraone diciottenne ucciso in una congiura per ottenere il potere.

Ecco il bollettino di guerra: il 26 novembre 1922 la spedizione archeologica capitanata da Howard Cartner (il solo a morire nel proprio letto per cause naturali) rinvenne la piramide di Tutankhamon; subito si alzò una tempesta di sabbia (non infrequente nel deserto) al termine della quale fu visto un falco (simbolo dell’anima per gli Egizi) innalzarsi in volo.

Il 6 aprile 1923 morì, per una puntura di insetto sulla guancia sinistra, l’organizzatore della spedizione, Lord Carnarvon ( e pare che anche il volto del giovane faraone fosse sfregiato sulla stessa guancia). A Il Cairo, contemporaneamente, andò via la luce per un black out.

Da allora fino al 1929 persero la vita in circostanze sospette altre 20 persone che avevano avuto contatti con la piramide e il suo contenuto. L’ultimo di questi, Lord Westbury, si suicidò motivando l’insano gesto, nella lettera di congedo dal mondo, con la considerazione che non riusciva a sopportare altri orrori. Fu certamente un caso, ma nel 1966 un preposto del museo nazionale di Egitto si oppose senza successo al trasferimento della mummia a Londra, argomentando che il faraone stesso, in sogno, aveva minacciato per lui una morte orribile se il referto avesse lasciato l’Egitto. Orbene, proprio il giorno in cui fu siglato il prestito della mummia all’Inghilterra, Mohammed Ibraham, uscendo dalla riunione in cui la sua opinione era stata respinta, fu investito da una macchina e perse la vita.

Non è necessario, però, scomodare il caso né ancor meno forze paranormali: semplicemente, è probabile che le bende con cui fu avvolto il cadavere fossero imbevute di sostanze stupefacenti tali da alterare le condizioni psichiche di chi ne entrasse in contatto. Furono allucinazioni, dunque, non maledizioni quelle che costarono la vita a tanti studiosi!