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Né sciocca né puttana: Aspasia di Mileto

Una milesia ad Atene

 Che delusione, per lei, l’arrivo ad Atene! Aspasia emigrava da Mileto convinta di approdare alla civiltà ed ansiosa di apprendere filosofia e morale. Si trovò ad insegnarle.

Con quanta cura preparò il suo ingresso in società! Indossò la sua tunica più bella, sciolse i capelli che, vaporosi, ricaddero sulle spalle tornite, truccò gli occhi e le labbra, spiò nel riflesso dell’acqua il suo bel viso ed uscì.

Non c’erano altre donne, a passeggio. Atene era una città di uomini chiassosi e litigiosi, che si confrontavano oziosamente nelle piazze e che, increduli, si girarono a guardarla con audacia e sfrontatezza. Quegli sguardi, trasudanti erotismo e voluttà, inebriavano la donna, la supportavano nell’ancheggiare, nel concedere sorrisi, nel tentare amicizie.

Si accorse, però, che nessuno voleva frequentarla. Le offrirono denaro per una notte di passione, bisbigliarono severi alle sue spalle, le proposero tutto, ma non amicizia.

Con le donne, non poteva esserci rapporto. Nessuna avrebbe macchiato la propria reputazione per frequentare lei, una straniera, una disinibita, una filosofa! Ed Aspasia non desiderava certo quelle donnesche confidenze fatte di sospiri e meschinità, di luoghi chiusi e faccende domestiche, di poche parole senza spessore.

Una donna arguta e spiritosa come lei nulla poteva condividere con quello stuolo di donne rassegnate e stanche, terrorizzate dai mariti e scialbe nella loro totale ignoranza.

La solitudine incominciò a pesarle dopo i primi giorni. Doveva uscire dal vicolo cieco dell’emarginazione. Voleva essere conosciuta e stimata per il suo cervello e non per le sue vesti femminee. Affrontò un uomo, uno qualsiasi in quella inospitale città.

Lo apostrofò, ricevette da lui una risposta sprezzante. “Mia cara, se vuoi vendere il tuo corpo, aspetta che sia io a cercarlo. Se cerchi uno sposo, usa un lanternino. Nessuno sposerà una meteca, una straniera. Nessuno genererà figli che non potranno partecipare alla vita pubblica. Nessuno né per amore né per denaro accetterà una non cittadina”

Più che dall’astio di quelle parole, Aspasia fu colpita dalla malagrazia di quegli schematismi. Gli Ateniesi, pensò, ragionano per luoghi comuni e pongono alla base del loro vivere democratico principi antidemocraticissimi. La supremazia del maschio, l’impero di Atene, lo sfruttamento degli schiavi…è questa forse democrazia?

Per un momento accarezzò l’idea di tornarsene tra le rovine della sua Mileto, dove gli uomini e le donne conversavano tra loro e dove non c’era questa aporia malvagia, per cui la donna era sciocca, o puttana.

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