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Socrate scopre il sesso

Aspasia maestra d’amore

Proprio mentre la volontà di Aspasia si stava schiantando sotto il peso della solitudine, fu avvicinata da un giovane. Questi fu secco e diretto. La subissò di domande sulle sue origini, i suoi studi, i suoi interessi, con l’interesse sincero del grande curioso e non con lo snobismo tipico dei suoi concittadini. Se non fosse stato per quel suo passar di palo in frasca…

Bastò un’ora per siglare un accordo: Aspasia avrebbe insegnato, per denaro, a quel giovanotto come si diventa uomini, come si corteggia l’oggetto amato, come ci si rende piacevoli e preziosi nel rapporto con gli altri. In una parola, sarebbe stata maestra d’amore. Primo alunno, un ragazzo dal fulgido avvenire, Socrate.

Non ero con loro nell’intimità della stanza, non so se quelle lezioni furono teoriche o scivolarono nella pratica; so però che Socrate le ricordò sempre con rispetto e che, nel Menesseno di Platone, ricorda il suo apprendistato con una donna di tal fatta.

E’incredibile come la tirannia dei tempi possa mutilare la letteratura. I dialoghi di Platone sono ampiamente antologizzati, ma in nessun caso viene riprodotto questo passo, perché la gloria di Socrate non sia offuscata dall’aver scelto una donna come maestra.

Aspasia spiegava come atteggiare la postura del corpo per apparire affascinanti, come altalenare interesse e disinteresse per stuzzicare e pungolare l’orgoglio dell’amato, come scegliere il partner guardando alla bellezza, ma cercando la virtù.

Non erano lezioni svagate e superficiali. La donna si dimostrò esigente e severa. I suoi rimproveri divennero proverbiali ad Atene, i risultati conseguiti nella sua scuola furono così evidenti che, superando il proprio ribrezzo, altre famiglie ateniesi affidarono la loro prole all’astuta donna.

Era proprio Socrate a curare le pubbliche relazioni: lo troviamo a casa di Callia mentre cerca di convincere il retrivo genitore della qualità degli insegnamenti di Aspasia.

Quelle tecniche amorose, purtroppo, solo di rado eran destinate a donne: l’uomo greco, relegando nei ginecei l’altra metà del cielo, condannava anche se stesso a possedere dei corpi non ingentiliti dalla grazia dell’ingegno.

Gli amori omosessuali erano non una abitudine, ma una necessità: solo con un altro uomo si poteva istaurare un rapporto anche empatico, fatto di conoscenze e curiosità comuni.

“Perché la natura faccia il suo corso, Aspasia pensò, anche le donne devono saper pensare”.

Usò tutta la sua influenza perché il suo circolo fosse aperto anche alle signore, magari accompagnate dai mariti, magari velate, ma presenti, ma pronte ad ascoltare e a replicare, in una parola a crescere.

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