
La vera arte sfugge ogni tentativo di repressione e avvilimento. Per quanto la censura si accanisca su un libro, se questo vale, se il suo messaggio è imperituro, ci saranno sempre copie clandestine che ne trasmetteranno le immagini e i pensieri ad onta di chi volle vietarli.
Augusto, nel suo tentativo di moralizzazione dei costumi, volle distruggere l’Ars amatoria di Ovidio? Questa sopravvisse. La cultura cattolica rifiutò e pose all’indice i disinvolti insegnamenti del poeta sulmonese? E questi vivono ancora. L’ignoranza trionfante di oggi bolla i classici come nozionismo sterile e noioso? Ma l’arte di amare è ancora un bestseller
Ovidio ebbe coraggio e, tra tanti poemi didascalici, che insegnavano cioè i rudimenti delle scienze, pose il proprio, che scientificamente introduce all’arte del corteggiamento e dell’amore.
Il rapporto uomo- donna ha le sue leggi che sono naturali come quelle astronomiche, come l’eterna produzione di messi e frutti dal terreno. Contro l’ipocrisia dell’unico grande amore, Ovidio reclama a gran voce l’interscambiabilità delle persone attraenti. Insegna a pescare nel mucchio, selezionando poi chi, con il suo sorriso e la sua bellezza, possa, per una notte o per una vita, attrarci a sé.
In tre libri di distici finissimi, di melodiosa lettura per chi conosce il latino, di facile traduzione per chi preferisce la resa italiana, Ovidio crea una mappa attenta e completissima dei luoghi, degli atteggiamenti, degli approcci e delle parole che un uomo (libro II) o una donna(libro III) deve utilizzare per far breccia nel cuore dell’essere amato.
Nulla è lasciato al caso: con introspezione e psicologia, egli analizza i leitmotiv del comportamento umano. Se Cicerone sosteneva democraticamente che de gustibus disputandum non est, Ovidio ricerca nell’agire umano un filo rosso di continuità, che rende sempre attraente qualcuno e sempre repellente qualcun altro.
L’amore non è il regno della sincerità: mentire e dissimulare, specie all’inizio di un rapporto, permettono di catturare l’interesse altrui, di apparire garbati, aggiornati, intelligenti e spigliati. Il resto verrà da sé.
Alla teoria, esposta con garbo e arguzia tutte alessandrine, si alterna la pratica, in cui Ovidio rilegge il mito per catturare i segreti dei grandi seduttori.
Prima di etichettare come cinica questa visione possibilistica dell’amore, occorre un serio esame di coscienza. L’aspetto fisico non ha mai influito sui nostri sentimenti? Quante volte ci siamo innamorati dell’amore prima che di una singola persona o abbiamo frequentato dei luoghi perché chic, pieni cioè di tante persone interessanti, tra cui solo poi si è stagliato prepotente un solo profilo.
In edicola non c’è rivista che non dedichi all’interrelazione con l’altro sesso più di una rubrica: i redattori si affannano a cercare tattiche originali e trovate brillanti. Non sanno che tutto è scritto chiaramente e fascinosamente nei 2200 versi in cui l’immortale capolavoro si dipana.

Benedetta Colella








