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Il duro mondo degli Spartani

Aneddoti made in Plutarco

 

 

Non sono infrequenti, a Sparta, epitafi come questi: “Trasibulo tornò a Pitane disteso sullo scudo, esanime, dopo aver ricevutosette ferite dagli Argivi, tutte quante nel petto il vecchio Tinnico compose il corpo insanguinato sulla pira e disse così: “figlio che sei mio e di Sparta, ti seppellirò senza lacrime: i vigliacchi devono essere pianti!».

«Una donna – queste le parole di Plutarco -, informata che il figlio si era salvato fuggendo davanti ai nemici, gli scrisse: “Si racconta una brutta storia su di te: devi cancellarla, o smetter di vivere”.

Un’altra quando si vide davanti i suoi figli che erano fuggiti dalla battaglia, disse: “Cosa siete venuti a fare, vigliacchi, servi buoni a nulla? O forse volete ritornare da dove siete usciti?”. E con queste parole si tirò su la veste e mostrò loro il ventre.

Una donna, vedendo avvicinarsi suo figlio, gli chiese se c’erani buone nuove per la città; quello rispose: “Sono morti tutti”, e lei allora prese una tegola. Gliela tirò in testa e l’uccise, dicendo: “E ti hanno mandato qui a portare la cattiva notizia?”.

Quando un giovane raccontò alla madre la morte coraggiosa del fratello, lei gli chiese: “Non ti vergogni di non averlo seguito in questo viaggio?”.

Una madre mandò i suoi cinque figli in guerra e poi si mise di vedetta alla periferia della città, aspettando le notizie della battaglia. Quando arrivò uno e le disse, in risposta alle sue domande, che i suoi figli erano tutti morti, lei ribattè: “Non è questo quello che volevo sapere, schiavo maledetto! La patria ha vinto o ha perso?”. Quello rispose che aveva vinto e la donna concluse: “Allora non mi dispiace che i miei figli siano morti”»

«Quando Leonida partì per affrontare i persiani alle Termopili, sua moglie Gorgo gli chiese se aveva raccomandazioni da farle; le rispose: “Sposa un brav’uomo e metti al mondo bravi figli”.

Quando gli efori gli fecero notare che portava con sé pochi uomini alle Termopili, rispose: “Anche troppi per l’impresa che ci aspetta”.

Gli efori gli chiesero anche: “Quali sono i tuoi piani? Vuoi sbarrare il passo ai Barbari?”. Lui rispose: “L’unica cosa di certo che faremo sarà morire per i Greci”.

Alle Termopili, parlò così ai suoi uomini: “Dicono che i Barbari si sono avvicinati… e che noi stiamo perdendo tempo. Sarà: adesso però o li ammazziamo oppure teniamoci pronti a morire”. (…) Uno gli chiese: “Leonida, sei venuto con così pochi uomini a combattere contro una armata?”. Ed egli rispose: “Se pensate che è il numero quello che conta, allora neppure l’intera Grecia basterebbe, perché è poca cosa in confronto alla loro massa. Se invece conta il coraggio, allora anche questi pochi uomini sono sufficienti”»

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