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Un medico in famiglia

Essere medico in Grecia

 

 

Con buona pace di Esculapio, nonostante gli sforzi di Ippocrate e del suo entourage, il medico (iatròs) in Grecia era guardato con scetticismo e spesso accusato di ciarlataneria. Del resto, i rimedi medicamentosi di cui potevano godere le embrionali conoscenze mediche dell’antichità sconfinavano con l’erboristeria e spesso non andavano oltre il normale effetto placebo di certi blandi medicinali odierni.

Per ottenere credibilità, era necessario un certo modus faciendi; Ippocrate stesso traccia un identikit del medico ambizioso e preciso: “Il medico deve avere un buon colorito ed essere florido per quanto lo consente la sua natura, poiché il volgo pensa che coloro il cui corpo non è in buone condizioni non possano curare adeguatamente gli altri. Deve badare ad essere pulito e vestito in maniera appropriata e deve usare profumi gradevoli e dall’odore discreto, poiché ciò desta un’impressione favorevole nei malati.

Quanto al contegno, deve essere non solo misurato nel parlare, ma anche condurre una vita molto regolare; questo giova moltissimo alla reputazione. Le sue abitudini devono essere quelle di un uomo integro e come tale deve mostrarsi gentile e giusto con tutti”

Recita così l’incipit di un invitante volumetto, intitolato Il medico e appartenente al corpus ippocraticum. Probabilmente, non molti lo avevano letto se è vero che fonti iconografiche e satiriche concordano nel presentare il medico come uno sciacallo sciatto e negletto, caratterizzato da vesti sgualcite, alito pesante, da cui trapelava la passione per il vino, estremo sussiego o al contrario pericolosa condiscendenza verso il malato, considerato solo come fonte di denaro a fomentare la sua proverbiale avidità.

Per questo, si risparmiava anche sullo studio medico, privo, a uanto pare, di armadi e di mobilio, se non per qualche sedia e per una scrivania intasata di cestelli con i più svariati medicamenti. Luciano (Contro un ignorante che comprava molti libri, 29) critica l’abitudine di mascherare il proprio mediocre sapere dietro lo sfarzo di strumenti decorati, di ventose di argento e scatoline d’avorio.

Nelle necessarie visite domiciliari, il medico era accompagnato da un assistente, una sorta di portaborse privo di titoli accademici che guadagnava sul campo, con il tempo, un’esperienza tale da poter mettersi in proprio. Del resto, la teoria era considerata con scetticismo dai greci: lo stesso Aristotele sostiene che sia folle voler dettare norme scritte per tutto ciò che riguarda una qualsiasi forma di artigianato o techne.

E il medico, per loro, era un artigiano che riparava corpi in avaria.