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La presunta omosessualità di Saffo

Vita e amori della sacerdotessa di Afrodite

Quando Saffo poetava che non è lecito che nel tempio delle Muse si innalzi il canto funebre. Questo non ci riguarda(fr.150) e prospettava per sé l’eternità del ricordo, non immaginava certo che il suo nome sarebbe stato volgarmente associato alla qualità dei suoi amori più che alla bontà dei suoi scritti.

Nel college esclusivo per preparare al matrimonio ragazze di buona famiglia di Lesbo, gestito appunto da Saffo, probabilmente si intessevano tra le compagne relazioni omoerotiche, non sempre necessariamente caste anche se non libidinose come la tradizione vorrebbe. Per questo, per indicare l’omosessualità femminile è stato coniato il termine di lesbismo o amore saffico.

Si possono amare gli uomini (Saffo stessa, infatti, aveva un marito e una figlia, Kleis) e nutrire sentimenti teneri e struggenti per le ragazze, soprattutto se, in un microcosmo, manchi la presenza degli uomini. Anche oggi, in ambienti omoerotici, quali le caserme o le navi, succede che il bisogno di amare porti a confondere amicizia ed erotismo.

Anche Alcmane nota un certo amore tormentoso nutrito dalle giovani spartane per la loro maestra di cori e di danze: questo non deve stupirci. In genere l’omosessualità in Grecia era concepita come un rapporto pedagogico, educativo, che legava concretamente il maestro all’allievo; se sono attestate miriadi di amicizie maschili e poche per le donne, il motivo risiede esclusivamente nella ridotta socialità e nella mancanza di cultura a cui l’universo muliebre era soggetto.

Come nota giustamente Vincenzo Di Benedetto, però, “la novità di Saffo, la sua diversità non è il suo rapporto omosessuale con alcune ragazze della comunità che ella dirigeva, ma il fatto che Saffo, almeno in particolari momenti, vive questa realtà con un fortissimo scarsto tra sentimento e realtà: uno scarto che corrispondeva ad una situazione di sofferenza e nevrosi”.

Saffo vive insomma il complesso dell’allontanamento: sa che ama ed educa ragazze che andranno via, verso un uomo, una famiglia, una vita normale che a lei è preclusa. Ogni anno, un nuovo amore; ogni amore, una nuova delusione.

La ragazza piange, non vorrebbe andar via da Lesbo, ma presto sarà coinvolta i una nuova vita e dimenticherà la maestra, sempre sola, sempre abbandonata. Sentiamo il suo dolore in questi versi: Vorrei davvero essere morta: lei mi abbandonava piangendo molto e dicendo così:” Che dolori acuti soffriamo, Saffo; me ne vado davvero controvoglia” E io questo ribattevo:”Sii felice, vai e ricordami con amore. Tu sai quanto ci siamo amate, altrimenti, voglio ricordartele io[…]tutte le cose belle che provammo. Con molte corone di viole, di rose e di crochi ti ornavi vicino a me e con tanti monili intracciati di fiorni meravigliosi attorno al collo delicato e con profumo incantevole ti aspergevi e saziavi il desiderio in morbidi giacigli.

Il testo purtroppo lacunoso non lascia tuttavia dubbi sull’interpretazione del testo. E’ vero che l’espressione exies pothon (far uscire il piacere) è formula omerica riferita alle gioie della tavola, ma Saffo è solita alludere ai poemi omerici per poi desemantizzarli adattandoli a nuove realtà.