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Angeli e demoni

Dan Brown surclassa Dan Brown

Le opinioni espresse dai lettori su IBS divergono totalmente: c’è chi saluta Angeli e demoni di Dan Brown come un ulteriore capolavoro del genio americano e chi lo bistratta e rimpiange il denaro e il tempo spesi in tali sciocchezze.

Sicuramente, leggere questo romanzo è un dovere per chiunque voglia essere aggiornato sul panorama editoriale italiano. Io lo avevo incominciato di malavoglia, disillusa già da Il codice da Vinci e non troppo favorevolmente predisposta verso questi thriller pseudointellettuali che fanno leva sull’ignoranza diffusa per propagandare falsi miti e false storie.

Eppure, questo romanzo mi è piaciuto molto. Certo, ho dovuto in pieno sospendere l’incredulità per non inorridire di fronte a certi svarioni topografici e artistici e per non irridere talune trovate chimiche che parrebbero parodiche, se non fosse per la serietà con cui sono espresse.

D’altra parte, la scienza, oggi, si è distaccata non solo dalla fede, come si sostiene ad abundantiam nel testo, ma anche dalla letteratura e bisogna inchinarsi alla capacità di Brown di intessere un thriller partendo da basi matematiche. Al centro del romanzo, compare una fantomatica setta satanica , gli illuminati, che avrebbe contato tra i propri adepti personalità del calibro di Galilei e di Bernini e che osteggerebbe la Chiesa oscurantista per proclamare la supremazia della Ragione.

Parrebbe una lotta impari tra due necessità dell’animo, capire e sperare, che si dipana per le vie di Roma, in una sola eterna giornata scandita da omicidi e da tradimenti. Solo alla fine si comprende quale sia la posizione di Brown. Inizialmente, prima cioè che l’inverisimile conclusione togliesse veridicità e fascino all’intera storia, avevo visto in questo romanzo e nella figura del camerlengo Carlo Ventresca una palinodia di Brown, che, dopo aver sparato a zero sul clero romano ne Il codice da Vinci, restituiva credibilità al Vaticano. Mi sbagliavo e non solo perché il professor Lingdom nacque con questo romanzo e fu solo in seguito protagonista de Il codice da Vinci, che segue cronologicamente Angeli e demoni, pur avendo conquistato per primo il credulo mercato italiano. Mi sbagliavo perché, con un drammatico voltafaccia, in cui sono implose tutte le americanate dei peggiori film di azione, la Fede viene ancora e definitivamente sconfitta dai lumi della Ragione.

Per leggere e apprezzare questo libro, bisognerebbe decontestualizzarlo, accettando di principio che l’opera è di pura fantasia e rifiutandosi di collegare all’attualità alcune circostanze e determinati avvenimenti. Il richiamo al terrorismo internazionale e alle sue bieche leggi è troppo esplicito per non essere colto; bisognerebbe perciò aver la forza di snobbare queste interrelazioni, distinguere la Città del Vaticano rappresentata nel testo da quella vera e collocare la trama in un futuro lontano, a dispetto dei richiami alla amministrazione Bush e dei riferimenti a questa Italietta da commedia, che non conoscerebbe la benzina senza piombo e vivrebbe immersa nel suo passato senza guardare al futuro.

Considerato solo come divertissement e privato di ogni pretesa accademica, Angeli e demoni si rivela un bel libro di evasione, magari sopravvalutato, ma comunque piacevole alternativa alle avventure cinematografiche.

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