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Dell’Utri, Rivolta e l’Apologia di Socrate

Per non strumentalizzare Socrate

Era stata recitata migliaia di volte, aveva portato in deliquio platee esigenti e pubblici incolti, aveva massaggiato il cervello di tanti spettatori: la platonica Apologia di Socrate era il cavallo di battaglia di Carlo Rivolta, ed ieri sera il grande attore non lo ha cavalcato.

Platone, ricostruendo l’autodifesa di Socrate, ha tratteggiato un’immagine indimenticabile. In lui si incarna l’uomo onesto, vittima della giustizia e della società, perseguitato per la sua lealtà, condannato con accuse infamanti ed infondate da una giuria corrotta e da un corrotto accusatore.

Socrate è un empio, non venera gli dei tradizionali”, “Socrate corrompe i giovani con i suoi insegnamenti immorali”, “Socrate ha dato pessime prove di sé quando era pritano”: questo urlavano i suoi detrattori, capeggiati da Meleto e Anito.

Non c’erano prove, mancavano elementi probanti, ma la Legge sentenziò male e Socrate fu ucciso. Il 399 a.C. diventa, per questo assassinio di Stato, l’anno simbolo della crisi etica, politica ed economica di Atene e non c’è uomo che, leggendo l’Apologia, non parteggi per il grande filosofo contro gli arbitri della Magistratura.

Il grande attore Carlo Rivolta era atteso ieri, 13 dicembre 2004, al Teatro Valle di Roma per far partecipe un pubblico scelto del dramma umano e sociale raccontato da Platone. Non conosceva la scaletta dello spettacolo. Ignorava che la sua performance sarebbe giunta ultima, dopo il saluto del costruttore Roberto Mezzaroma e gli interventi di Mimmo Contestabile (presidente della Commissione Difesa di Forza Italia) e di Marcello Dell’Utri, committente della serata, ma anche condannato or ora per associazione a delinquere e altre imputazioni.

Dal camerino, Rivolta sentiva Dell’Utri proclamare la sua innocenza e il suo pubblico applaudire: mancava solo Socrate a concedere al senatore le stimmate del martire. Per bocca dell’attore, Socrate, in quel contesto, si sarebbe incarnato in Dell’Utri, avrebbe fatto partecipe un altro del suo martirio, sarebbe stato strumento di propaganda apologetica per il committente.

Rivolta non c’è stato e con un gran rifiuto si è rifiutato di recitare. Il suo non è stato un capriccio da prima donna, ma una decisione sofferta e motivata, culturale più che politica. Nel comunicato stampa che Dell’Utri non ha voluto leggere al suo uditorio, Rivolta motivava così il motivo della sua rivolta:

“Socrate è sacro ed io non sono carne da cannone[…]In un giorno così bisogna far parlare Socrate e basta. Questa non è l’apologia di Dell’Utri, come scrivono i giornali. Il pubblico è poi libero di fare le associazioni che crede, ma bisogna fare silenzio. Avere rispetto di Socrate e, se permettete, anche di me”

Non sta a me commentare quanto è sotto gli occhi di tutti o crocifiggere la Magistratura più di quanto Essa stessa stia facendo con le proprie mani, ma la scelta di rigore del grande attore, che nel silenzio ha rappresentato Socrate più di quanto avrebbe potuto fare sulla scena, merita rispetto e grata ammirazione.

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