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Manzoni e i suoi personaggi

Un rapporto sofferto con l’esprit romanesque

La letteratura del Novecento scandaglierà bene l’ossessione che uno scrittore nutre per i suoi personaggi. Idee di lettere e vento prendono corpo e diventano incubo di chi li ha creati.

Questa insicurezza si trasmette al lettore, che dà immagine e vita ai protagonisti di un libro, fino ai drammatici eccessi caricaturati nella Misery di Stephen King.

Lo scrittore ha paura di denudarsi, trasmettendo ai suoi personaggi voci interiori e drammi personali. D’altro canto, vige il sospetto di essere identificati con loro: è il rapporto di odio- amore che Andrea Camilleri vive con Montalbano o che chiunque abbia dato vita a un personaggio seriale nutre con questo, che gli permette il successo e lo schiaccia in un topos.

Ma Manzoni non aveva potuto leggere Pirandello e non sapeva che i propri tormenti erano diffusi e condivisi. Se, come dice Goethe, attraverso i personaggi un autore si compiace di rappresentare il suo mondo morale, Manzoni è dunque la monaca di Monza? Sente in sé le vigliaccherie di don Rodrigo o di don Abbondio?

Lo pensarono i suoi critici e Manzoni subì per molto tempo gli attacchi di chi lo identificava con i meno nobili fra i suoi personaggi: lo stesso Innominato, per definizione suo personaggio emissario, aveva dei toni satanici avulsi dallo scrittore e non si esclude che il profondo rimaneggiamento per cui dal Fermo e Lucia nasceranno I promessi sposi sia stato dettato anche dalla volontà di velare il suo frainteso esprit romanesque.

Nella lettera del 29 maggio 1822 al Fauriel, Manzoni scoperchia il suo armadio e mostra i suoi scheletri, ma sostiene che i toni accesi, le immagini inverisimili e le storie complesse nascevano dall’intenzione di stabilire relazioni interessanti e imprevedibili tra i diversi personaggi, per presentarli insieme sulla scena, per trovare avvenimenti che influiscono contemporaneamente e in modo diverso sui destini di tutti, in sostanza una unità artificiale che non si trova nella vita reale.

Come conciliare questa opinione con l’idea di un romanzo storico che, spiegando il passato, guidi verso il presente? Come può essere storicamente vero e poeticamente falso un personaggio? Le risposte offerte da Manzoni non sono del tutto soddisfacenti e l’autore, schiacciato da questa contraddizione, cominciò ad odiare i suoi personaggi, che, concedendogli fama e onore, avevano messo in dubbio la sua moralità.