Questo sito contribuisce alla audience di

Come (non) insegnare greco e latino

Il prof. Teo Orlando (liceo Dante Alighieri- Roma) si interroga sulla didattica

Vi riporto con grande piacere un interessante intervento del prof. Teo Orlando, docente di Storia e Filosofia al liceo Dante Alighieri di Roma, che ha conseguito anche un dottorato di ricerca in Filosofia ed è coordinatore nazionale del Gruppo operativo di lavoro sulla scuola dell’ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani - http://www.dottorato.it ).

Vorrei permettermi due considerazioni a latere sul modo di insegnare certe materie, in particolare le lingue classiche, che produce scarsi risultati e conduce ad infliggere voti come l’”1 meno meno“, tra le cause scatenanti del deplorevole episodio di vandalismo di cui si macchiarono alcuni studenti del liceo Parini di Milano.

Il problema sta nel fatto che le lingue antiche dovrebbero essere insegnate secondo princìpi di glottodidattica simili a quelli con cui si insegnano le lingue moderne (dall’inglese al tedesco fino al russo, sebbene non si possa insegnare a parlarle, almeno secondo le pratiche linguistiche usuali per le lingue moderne), mentre si insegnano con metodi che già 60 anni fa filologi come Giorgio Pasquali ritenevano inadeguati.
Ricordo in proposito un vecchio articolo di Beniamino Placido, che sosteneva che “non c’è nessuna
serietà nel convertire il Liceo-Ginnasio in una universal caserma prussiana e insegnare i verbi greci (o qualsiasi altra cosa) con piglio militaresco: unò-dué”
(”Pietro Citati, la scuola e i verbi
greci. Passato, presente, futuro”, in la Repubblica, 15 giugno 1983).
Ciò non toglie che gli studenti assolutamente riottosi e refrattari all’apprendimento delle lingue antiche non dovrebbero frequentare il liceo classico. Mi rendo conto che si tratta di una posizione un po’ dura e forse politicamente scorretta, ma penso di avere discrete ragioni per motivarla. Sento già le consuete obiezioni: ma così si ridurrebbe il liceo classico a un ghetto per classicisti, mentre deve avere una funzione “democratica” e accogliere anche chi in futuro farà il medico o l’avvocato. Ma ci sarà pure una via di mezzo, per cui in ogni caso non si dovrebbe frequentare un tale tipo di scuola solo per l’imposizione delle famiglie, come accade a Roma, con i suoi 27 licei classici statali nel solo territorio del comune e i 36 in tutta la provincia (contro gli 8 e i 15 di comune e provincia di Milano, alcuni dei quali sono poi mere succursali di licei scientifici:) primato europeo (a Berlino ci sono solo 3 “veri” licei classici), di cui si potrebbe essere fieri solo se ad esso corrispondesse un effettivo studio delle lingue classiche.

Tra l’altro, spesso si confonde la serietà con l’eccesso di severità, anche in riferimento alla vecchia scuola: ho degli amici più vecchi di me (cinquanta-sessantenni) che hanno studiato nei migliori licei
classici di Roma (di una volta), con risultati di ottimo livello.
Posso garantire che, benché siano tutt’ora interessati alle lingue classiche (anche se fanno altre cose, insegnano matematica o collaborano con case editrici, ecc.), non riescono a leggere neppure
il latino con facilità, nonostante l’abbiano studiato per otto anni con i metodi delle “vecchie babbione” di una volta ossia di quelle/quei (così siamo anche politicamente corretti…) docenti che affliggono gli studenti con lo sterile grammaticalismo e la “coniunctivitis professoria” già stigmatizzata da Giorgio Pasquali decenni addietro (ricordato da Tullio De Mauro in Contare e raccontare. Dialogo sulle due culture, Roma-Bari, Laterza, 2003, pp. 85-86) e che dopo cinque anni di insegnamento di latino e greco non riescono neppure a far leggere dieci righe di Esopo senza l’uso del dizionario (Rocci o Montanari poco importa, anche se appare perlomeno singolare che molti docenti sottopongano molti studenti alla ³tortura² dell¹uso di un vocabolario come il Rocci, che per quanto ancora di grande pregio, è stato surclassato dal Montanari, anche, e soprattutto, per la comodità e la maggiore chiarezza nella consultazione).

Link correlati