Questo sito contribuisce alla audience di

Barbari extracomunitari

La percezione tragica dello straniero

La multiculturalità che oggi caratterizza il nostro modo di vivere e gli aerei che hanno cancellato, con le distanze, anche il senso geloso di appartenenza nazionale ci impongono di affrontare e integrare culture diverse dalla nostra.

Si è passati dal particolarismo alla globalizzazione senza scoprire le diversità, annullandole solamente con uno stile di vita asettico di stampo americano. Ricorda Terzani in Un indovino mi disse che, quando decise scaramanticamente di evitare per un anno ogni aereoporto, è stato costretto a riguardare il mondo come a un intreccio complicato di paesi divisi da bracci di mare che vanno attraversati, da fiumi che vanno superati, da frontiere per ognuna delle quali occorre un visto.

Che insomma la globalizzazione aveva velato, non cancellato i particolarismi nazionali.

Il pregiudizio occidentale, che faceva della Grecia antica la culla della cultura, come se attorno alla penisola ellenica ci fosse solo preistoria, si sgretola con la scoperta di culti e riti ancestrali descritti in pieno dall’antropologia.

Si forza però il pensiero classico quando si cercano lì le origini del mondo globale: per i Greci, infatti, che vivevano nello splendido isolamento delle loro poleis e che snobbavano la materialità degli uomini incomprensibili, dei barbari, non è possibile integrazione con lo straniero.

Ben quattro tragedie affrontano la questione degli stranieri, con dinamiche pressochè simili:

· la Medea, in cui la protagonista, tre volte emarginata, in quanto donna, barbara e strega, attua un piano efferato spinta da un odio più grande dell’amore;

· Le Trachinie, in cui la forza di Eracle si sgretola contro le arti magiche e la subdola astuzia di Nesso;

· L’Edipo Re, dove il protagonista cerca invano, con la propria razionalità, si fuggire dal mondo torbido a cui il fato lo aveva destinato con un’origine straniera

· Le Baccanti, che irrompono nella rigida legalità del regno per richiedere alla fantasia un grave tributo di sangue. Non a caso, quando Agave, sconvolta per l’assassinio del figlio, compiuto da lei ignara per vendetta di Dionisio, chiederà consiglio al padre (solitamente la fonte di informazioni più attendibile nella cultura greca) non riceverà aiuto, ma solo scorate affermazioni di inattualità (“Figlia, non so. Tuo padre ti è di poco aiuto)

E’ stato L. Gernet ad individuare, per primo, nelle tensioni tragiche, una difficile convivenza tra l’apparato presociale e quello della legge, estendendo ad ogni dramma la dicotomia nomos/ physis che contrassegna l’Antigone.

Pare cioè che su ogni dramma, specialmente sui quattro prima elencati, l’innesto della legge vada a sovrascrirsi ad un mondo mitico, guidato da concezioni di vita diverse. Dalla reazione chimica fra i due mondi, si originano le tragedie.

A soccombere, sarà, il mondo codificato della polis, disarmato di fronte alle pulsioni magiche di cui era intrisa la società naturale. Il passato barbaro del protagonista condiziona il suo agire proprio quando quest’ultimo sembra essersi integrato nella cultura greca, monito questo a non giudicare dalle apparenze la natura dei temuti stranieri.

E mentre in Eschilo, poeta dell’ordine, la polis medierà le pulsioni naturali e le ingloberà nel sistema, per Sofocle e soprattutto per Euripide non sarà possibile nessun compromesso e, ricevuto il suo tributo di sangue, lo straniero dovrà andare via dalla civiltà.