Tutti contro Cicerone

Un uomo tra vizi privati e pubbliche virtù

Borioso, supponente, aggressivo, ma anche utilitarista, ipocrita, corrotto: Cicerone uomo spurga impietosamente in tutta la sua mediocrità dalle Epistole che scrisse a profusione un po’ a tutti, contando su una discrezione che i destinatari non ebbero.

Aveva impiegato una vita a costruire di sé l’immagine del pater patriae antonomastico, del vir bonus dicendi peritus, aveva ritoccato ogni orazione, aveva infarcito ogni dialogo di belle frasi e di buoni sentimenti.

Ed ecco che tutti, post mortem eius, possono pontificare sui dubbi e sulle debolezze che espresse ad un amico. Se una telecamera nascosta riprendesse le conversazioni intime di ciascuno di noi, quando il dialetto si mischia all’italiano e diamo sfogo alle nostre frustrazione, ironizzando su tutti, lasciando che le pulsioni, schiacciate per ore dal ferreo autocontrollo che dimostriamo in società, tracimino violente, nessuno reincarnerebbe san Francesco.

Lo scriveva bene Metastasio: se a ciascun l’interno affanno si vedesse in fronte scritto, quanti mai che invidia fanno ci farebbero pietà. Cicerone ha subito quanto tutti noi temiamo: trovarsi nudo agli occhi impietosi ed esigenti dei posteri.

La società contemporanea guarda di solito con complice indulgenza i difetti altrui, che confermano i propri e permettono la pietà (sentimento più gradevole dell’ammirazione, perché soddisfa anche la superbia): per Cicerone non fu così.

Già Mommsen ne eternò questo poco lusinghiero ritratto: Da uomo di Stato senza acutezza, senza opinioni e senza fini, Cicerone ha successivamente figurato come democristiano, come aristocratico e come strumento dei monarchici e non fu mai altro che un egoista di vista corta.

In troppi si sono schierati su questa falsariga, fino, recentemente, a Massimo Fini, che ha scritto una biografia nominalmente intestata a Catilina, ma volta nella realtà a ridicolizzare il borioso trombone, i cui atteggiamenti riprodussero quelli colpevoli della nostra Democrazia Cristiana. Uomo di potere, Aldo Moro ante litteram, Cicerone subisce, in quel libro, attacchi e processi alle intenzioni.

Fini sentenzia che come uomo politico fu un mediocre pasticcione, come filosofo un modestissimo riciclatore di idee altrui, come poeta pessimo e come autore deve la sua fortuna al fatto che i suoi scritti sono una specie di riepilogo, di epitome, di rèsumè delle regole della lingua latina e quindi utilissimi alla scuola, ma il suo stile ridondante, fatuo, retorico…suona ad un orecchio moderno irrimediabilmente fastidioso.

Eccolo qui, il motivo di tanto accanimento!

Cicerone è croce (degli studenti) e delizia (degli insegnanti) e viene sistematicamente odiato tra i banchi di scuola. Ma rileggetelo, Cicerone: declamate a voce alta le Catilinarie, senza guardare alla consecutio temporum, senza rispetto per la traduzione letterale. Sentite che energia, che forza, che entusiasmi riesce a trasmettere questa orazione a torto snobbata (anche nell’ottimo commento di Lidia Storoni Mazzolani, le invettive contro Catilina vengono presentate come l’opera più famosa- ma non la migliore).

Se Catilina è il fantasma nel nome di cui ancora oggi si ordiscono rivoluzioni, se restò tormento e monito per i Romani dell’età imperiale, se Virgilio stesso colloca all’inferno questo demagogo, a renderlo grande fu la grande controffensiva ciceroniana.

Iolowcost

Una vita a basso costo?

Visita subito il nostro portale!