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Le tribolazioni di un insegnante di Ginnasio

Vita grama dei docenti di ieri e di oggi

Ancora fresco di stampa, è in commercio un pamphlet dal titolo assai accattivante, Le tribolazioni di un insegnante di Ginnasio, pubblicato nel 1872 a firma di Placido Cerri ed edito da Edizioni ETS.

Si tratta di un diario di denuncia vergato da un giovane insegnante di belle speranze, catapultato nello squallore della scuola meridionale postunitaria, alle prese con quei problemi di malvivenza, incuria, precaria igiene che caratterizzarono il Sud fino ai primi del Novecento.

Il confronto con il presente rincuora dello sconforto che invombe nel lettore già dalle prime pagine: non c’erano vie, non c’erano alberghi, non si conosceva sapone, uomini e bestie convivevano nelle stesse aree, era assurto alle cattedre chiunque conoscesse appena un po’ di alfabeto…quale differenza con il progresso del 2005!

Ma il discorso cambia quando Placido Cerri entra nella scuola e comincia ad elencare i problemi ed i disservizi in cui quel lontano ginnasio versava: il tempo si è fermato, quello che allora mancava oggi non c’è, a tutto si è trovata soluzione tranne che alla questione educativa.

Non abbiamo parlato appena oggi anche noi con un padre borioso che, alle nostre perplessità risponde: “ Non ne faccia caso. Quel ragazzo è così vivace per natura che non può farne altrimenti. Circa poi lo studio non se ne turbi. Ha un ingegno straordinario; Ella lo conoscerà più tardi; e vedrà che in pochi giorni prima degli esami, studierà tutto quanto avrebbe dovuto studiare lungo l’anno”?

Accompagna il diario la lettera di presentazione che Alessandro D’Ancona, accademico pisano, rivolse all’allora Ministro. Egli sostiene che il motivo principale per cui la scuola italiana non si innalza da una diffusa mediocrità è l’insufficiente retribuzione degli insegnanti, che in linea generale limita molto le possibilità di aggiornamento e che in qualche caso può giustificare nella coscienza del docente un certo lassismo.

Da un lato, dunque, ci sono insegnanti delusi, che offrono lo stretto indispensabile agli alunni, dall’altro, al contrario, professori iperqualificati, che non dosano i loro insegnamenti con attenzione all’età e alle conoscenze pregresse dei ragazzi.

Questa nuova scuola elementare gestita da maestri laureati, di gran lunga sopradimensionati rispetto alle loro competenze, si sta dimostrando nefasta. Per motivare le nostre perplessità di oggi, riporto quanto scritto allora da D’Ancona, quando sostiene che costoro “per dimostrare la loro valentìa, per far conoscere ch’essi sono superiori all’ufficio che occupano, falsano il metodo conveniente all’insegnamento primario, e convertono la loro scuola in un corso universitario: spregiano le minuzie grammaticali e si gettano sulla filologia comparata: curano poco le lingue, e di preferenza si esercitano nella storia letteraria, nella critica, nell’estetica: non fanno commenti, ma dissertazioni: la storia diventa filosofia della storia: la mitologia, scienza delle religioni e filosofia comparata: la logica cede il posto alla metafisica e all’ontologia, e via dicendo…Empiono la testa dei giovani di notizie confuse e premature, e tirano su dei saputelli anziché dei giovani ben sicuri delle nozioni positive di lingue e storia”.

Ditemi che cosa è cambiato da allora! Spiegatemi perché solo l’Istruzione è condannata ad una costante e pressante mediocrità, quando la civiltà di un popolo traspare dagli sfurzi impiegati per garantire il futuro!