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Lucia Mondella in Blondel

L’ideale della donna in Manzoni

Da sempre si concede grande attenzione alla scelta onomastica manzoniana. Lucia, ad esempio, deve il suo nome al ruolo rasserenante, da vera donna angelicata, apportatrice di luce per l’irruento fidanzato, per la corrotta Gertrude, per l’impietoso Innominato.

Il cognome, Mondella, è tradizionalmente legato ad una nota di costume: abbondavano, infatti, nel Lombardo- Veneto, le coltivazioni di riso, su cui si rattrappivano gli arti delle mondine. A mio avviso, però, il significato del cognome è diverso: allude, infatti, neppur troppo nascostamente, a Blondel, casata di nascita della prima moglie di Manzoni, Enrichetta, considerata universalmente esempio di pudore e bontà. Lo stesso innamoratissimo marito scrisse di lei “Enrichetta! Nome soave, sacro, benedetto…nome che significa fede, purità, senno, amor dei suoi, benevolenza per tutti, sacrifizio, umiltà, tutto ciò che è santo, tutto ciò che è amabile”.

Quando Manzoni cercava, con scarso successo, tra la piccola nobiltà lombarda, una consorte a lui adatta, ne descriveva così gli imprescindibili requisiti: voglio un’anima retta, dolce, sensibile, che possegga la virtù che le comprende tutte, la bontà, che sia fornita di un criterio giusto e adorno, che abbia abitudini semplici, un carattere calmo e uguale, che non sia portata affatto ai divertimenti rumorosi e che abbia invece molta inclinazione per la campagna, per le cure e i veri piaceri della casa”.

Non fu, come si crede, la onnipotente madre Giulia Beccaria a scegliere Enrichetta per il figlio: se è vero che i Blondel acquistarono una villa da Carlo Imbonati e che quindi i rapporti tra le due famiglie furono improntate alla massima liberalità, fu Alessandro che, conosciuta Enrichetta, si innamorò dei suoi modi dolci e del suo fare accomodante.

Il matrimonio fu contrastato: si vociferava in paese sul passato scandaloso di Giulia e sulla fede calvinista della famiglia Blondel. Anche il matrimonio di Lucia sarà ostacolato da eventi esterni alla famiglia.

Enrichetta si allontanò molto malvolentieri dall’Italia e non si integrò mai con gli sboccati circoli letterari parigini. Lucia piangerà salutando i suoi monti e vivrà sempre con ansia e disagio la sua permanenza a Monza.

Abbracciato il cristianesimo, la Blondel si preoccupò di convertire la sua famiglia, pur tra contestazioni e raffreddamenti; Lucia dimostrerà uno zelo religioso maggiore di Agnese, approssimativa nella sua fede e traffichina negli affari di chiesa.

E lo sbiancare e il piangere di Lucia? Quel fastidioso inattivismoche disturba tanto la sensibilità contemporanea? Anche quello affonda le sue radici nelle precarie condizioni di salute di Enrichetta, stremata tra gravidanze e infreddature, spesso allettata, sempre pallida, eppure profondamente e convintamente buona. Era Enrichetta a calmare Alessandro nelle sue frequenti crisi di nervi; e questa scena, mutatis mutandis, si ritrova a piè sospinto ne I promessi sposi, dove un Renzo sempre agitato trova quiete e fede solo nella dolcezza della sua donna.

Quando, nel Natale del 1833, la quarantaduenne Enrichetta Blondel lasciò questa vita, si spense, con lei, la vena creativa di Manzoni: non ci fu più luce nella sua vita.