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Non girarti, Orfeo!

Ipotesi sul divino cantore.

Perché? Tutti ci saremo chiesti perché un uomo impavido come Orfeo, che sfidò le tenebre del male e l’irrevocabilità della morte pur di ricongiungersi alla donna amata, Euridice, dopo aver vinto le leggi fisiche e metafisiche, fu schiacciato dalla curiosità e, voltandosi prima del tempo, condannò la sua amata alla morte eterna.

L’uomo che, per amore e curiosità, si gira a guardare la sua donna, perdendola così per sempre, attraversa la mitologia di vari popoli. Per circoscrivere all’ambito biblico il discorso, anche Lot fu da Dio salvato, con la sua consorte, dalla distruzione di Sodoma e Gomorra come premio per i costumi morigerati di cui avevano dato prova, a patto che non si voltassero mai a contemplare la tempesta di fuoco che avrebbe annientato le città maledette.

La donna, però, non resistette alla curiosità e fu subito tramutata in una statua di sale. In questo caso, potrebbe esserci una spiegazione scientifica dello strano fenomeno: Klotz sostenne, attraverso una complicata serie di formule matematiche, che la moglie di Lot fu investita da una zaffata di fumo che, facendo reazione con il calcio delle ossa, si trasformò in carbonato di calcio, ovvero in statua, un po’ per lo stesso motivo per cui si sono sclerotizzate come statue le sagome dei pompeiani.

Se la storia di Orfeo non affonda le sue radici nello stesso magma folklorico da cui nacque quella di Lot, sono comunque possibili spiegazioni diverse.

In una meravigliosa canzone, Vecchioni immagina che Orfeo, vedendo gli occhi di Euridice spenti dalla morte, sentendo comunque compromesse, dopo la nefasta esperienza, la gioia e l’allegria della ragazza, volle lasciarla nell’Ade per non farne uno zombie in terra. (e mi volterò…perché ho visto il gelo che le ha preso la vita ed io, io, nessun altro, dico adesso che è finita; le ragazze danzanti mi inseguono a baciarmi il cuore, perché tutto quello che si piange non è amore).

Diversa è l’interpretazione di Quattrocchi, che vede in Orfeo il conflitto tra una omosessualità latente e una eterosessualità vissuta in maniera conflittuale.

Prima di conoscere Euridice, infatti, Orfeo aveva partecipato alla spedizione degli Argonauti, senza dar vita mai, unico in tutto l’equipaggio, ad azioni eroiche e dimostrazioni di forza. La sua dolcezza di cantore e i suoi rapporti conflittuali con le donne (da un gruppo delle quali sarà ammazzato) dimostrerebbero per il critico un’antipatia istintiva o una vera e propria misoginia.