Questo sito contribuisce alla audience di

Cleopatra senza veli

Il primo “culendario” dell’antichità

C’era qualcosa che non quadrava. Il solito luogo comune: “Non esistono più le mezze stagioni” stava acquistando un significato letterale: faceva freddo d’estate, si boccheggiava d’inverno.

Cesare, nella sua vacanza egizia, colloquiando con i matematici del Museo, aveva circoscritto la questione: il calendario non funzionava perché si basava su un equivoco.

Un anno, allora, era composto di 355 giorni, secondo il ciclo lunare. Ma le temperature dipendevano dal sole, che invece impiegava dieci giorni e un quarto in più per compiere il suo giro attorno alla terra (non si dimentichi che Copernico era ancora in là da venire).

Come fare per ridurre questo scarto, che, con il passare degli anni, era diventato veramente considerevole?

Il romano ci pensava giorno e notte e coinvolgeva Cleopatra, sua amante, sua musa ispiratrice, in interminabili discussioni. Decise, infine, di non ripristinare il criterio disordinato degli antichi (aggiungere ogni tanto un mese addizionale per normalizzare la situazione), ma di protrarre l’anno in corso, il 46 a.C., di novanta giorni, cosicchè quello nuovo (che a lui sarà fatale) iniziasse con la data esatta del primo gennaio. Nacque così la ripartizione del tempo in mesi e in giorni. Fece la sua comparsa il bisestile 29 febbraio.

Cleopatra, che conosceva l’importanza di questa riforma, non solo nei suoi effetti pratici, ma anche per il prestigio che donava al suo uomo, volle eternarla con le armi erotiche che di certo non le difettavano.

Convocò i migliori ritrattisti egizi e posò per loro, in quadri ammiccanti e lascivi, con espressioni e fogge eccitanti, coperta di pochi veli o solo della propria bellezza.

Poi, confezionò il calendario, sovrapponendo le sue nudità alla trascrizione ordinata dei giorni di ciascun mese. Usò la carta, rarissima in tempi di papiri e pergamene, e pose ad un estasiato Cesare l’impudico dono.

Da allora, soprattutto oggi, bellezze nostrane ed esotiche si contendono fan con calendari sempre meno erotici, sempre più pornografici, per la gioia di rudi meccanici e di azzimati professorini.

Questo mercimonio del corpo diverte molti, sconcerta qualcuno, indigna pochi irriducibili catoni.

Ma, come argutamente sottolinea Amelie Nothomb, “essere giudicati per l’ intelligenza è ingiusto quanto essere giudicati per la bellezza. L’una e l’altra sono, al 65%, qualità innate.Sono dunque criteri ugualmente iniqui”.