Tutta colpa delle suocere

La nascita della primavera.

Sicuramente, non è il membro della famiglia che si ami di più.

La suocera da sempre indica antonomasticamente la donna impicciona, malfidata, seminatrice di zizzanie, in perenne contrasto con il partner degli adorati figlioli, in lizza per ottenere l’esclusiva nel cuore e nei pensieri dei pargoli.

Ad Ade capitò la peggiore delle suocere. Poco importa essere dei, governare il mondo dei morti, reggere le sorti dell’umanità, se non si è padroni del proprio nucleo familiare, se si subisce una campagna diffamatoria costante e spietata.

Il re degli Inferi si innamorò di Persefone, perché era una fanciulla giovane, bella, pura. Mai storia d’amore fu più ossessionata dall’ingombrante presenza di una suocera. E che suocera!

Persefone era figlia nientepopodimeno che di Cerere, dea delle messi, onnipotente signora dell’agricoltura e delle terre coltivate.

Quando la fanciulla conobbe il bruto che la rapì alla luce del sole e all’amore della madre, Cerere non resse. Semplicemente, scioperò.

Tutta presa a piangere a calde lacrime il matrimonio della figlia (ecco le piogge invernali), disertò i propri doveri. Non nacque più un fiore, non germogliò un solo frutto. Il mondo, annichilito e spento, sopportò il suo dolore e verificò nella morte della natura l’inaridimento del suo cuore.

Ma che cosa era successo? Ce lo racconta Claudiano: Plutone, dio degli inferi, stanco delle tenebre del suo regno, decise un giorno di affiorare alla luce e vedere un po’ di questo mondo….Dopo un lungo e faticoso cammino emerse infine su una pianura bellissima, posta a mezza costa del monte Enna. Era Pergusa, dal lago ceruleo, alimentato da ruscelli armoniosi e illegiadriti da fiori di tante varietà che mischiando i profumi creavano soavi odori e così intensi da inebriare….Ad un tratto, volgendo lo sguardo, scorse in un prato un gruppo di fanciulle che coglievano fiori con movenze leggere, fiori tra i fiori“, fra cui, tra tutte, spiccava la figlia della dea Cerere.

Il dio degli inferi si sentì bruciare di desiderio ed amore “….e si precipitò verso di lei, che, scortolo, così nero e gigantesco, con quegli occhi di fuoco e le mani protese ad artigliarla, fu colta dal terrore e fuggì leggera assieme alle compagne….Il dio dell’Ade, in due falcate le fu addosso e l’abbracciò voracemente e via col dolce peso; la pose sul cocchio, invano ostacolato da una giovinetta, Ciane, compagna di Proserpina, che tentò di fermare i cavalli, chè il dio infuriato la trasformò in fonte. Ancora oggi Ciane, con i suoi papiri, porta le sue limpide acque a Siracusa.”

Ora, con questa storia del rapimento e dello stupro, si esagera. Ogni atto illecito d’amore era considerato stuprum nell’antichità, anche se consenziente: semplicemente, amando una donna non propria, si violava il patrimonio familiare di un altro uomo, padre, marito o figlio che fosse.

Del resto, anche la parola masturbazione deriva dal latino manu stuprare e non è che ci si rivolga violentemente contro se stessi.

Questa Persefone poi, checchè ne abbia detto la mamma, non era esattamente una presenza raccomandabile: il suo compito sarà quello di intercettare le maledizioni degli uomini e portarle a compimento!

Comunque, ogni scarrafone è bello a mamma sé e Cerere bloccò la vita e la natura del mondo fino a quando Giove, impietosito e rassegnato, concesse alla mamma di riprendere con sé Persefone (che muterà il nome in Proserpina, colei che torna indietro).

Due terzi dell’anno con la mamma, solo un terzo con il marito. Pensate che l’incontentabile Cerere sia paga di questa ingiusta sentenza? Nossignore. Quando la figlia è con Ade, la mamma piange e non lavora (e noi ci sorbiamo il lungo inverno).

Vedete dalla vostra finestra gli alberi rifiorire e i fiori sbocciare? Sta tornando Proserpina, sta nascendo la primavera!

Peeplo News

Attualità e Notizie su Peeplo News.

Cercale ora!

Link correlati