
Veleggiando su Internet, mi sono imbattuta in un sito degno di nota: www.cicuta.net, curato dal dottor Marco Franceschetti e dedicato all’attualizzazione delle problematiche connesse al Critone di Platone.
Quanti fra noi rientrano da una giornata di shopping con il portafogli vuoto e pacchi di accessori superflui, perché un abile commesso ci ha convinto che la nostra vita, senza i suoi prodotti, sarebbe limitata e infelice, rileggano questo dialogo e lo discutano su quel sito!
Mille volte, cerchiamo solo che qualcuno ci convinca ad abbandonare una decisione sgradita: studiamo e aspettiamo che un amico telefoni per proporci meno nobili alternative; ci mettiamo a dieta, ma ringraziamo mentalmente chi ci pone in condizione di non rifiutare un cioccolatino; dobbiamo un piacere a qualcuno e cerchiamo il pretesto per esonerarci.
Socrate era condannato a morte: l’accusa era stata pretestuosa, i testimoni comprati, il verdetto scandaloso. Lasciava una famiglia, dei figli, nugoli di amici, studenti devoti per una colpa non commessa. Ed ecco che, alla vigilia dell’esecuzione, va a trovarlo un potente coetaneo, Critone, con una borsa di denari e le chiavi per fuggire dalla prigione e salvare la vita. Mosso dalle migliori intenzioni, il benefattore comincia un discorso un po’ caotico, in cui accumula farraginosamente una serie di argomentazioni che dimostrino a Socrate come non possa sottrarsi al dovere morale di fuggire.
Come amico, non può privare i suoi della quotidiana frequentazione e non può far aleggiare su di loro il sospetto di averlo abbandonato ad un ingiusto destino.
Come padre, ha il dovere di tutelare e proteggere i suoi figli.
Come filosofo, deve portare in tutta la Grecia il suo verbo.
AL termine del ragionamento di Critone, parrebbe quasi che per ignavia, vigliaccheria ed egoismo Socrate stia scegliendo la via più facile, la morte, a dispetto dei suoi doveri di uomo e cittadino.
Il filosofo non risponde in prima persona. Prepara, però, un nuovo discorso, che attacchi e smentisca quello di Critone, secondo una tecnica squisitamente sofistica. E a quali oratori sarà riservato l’onore di contrastare Critone!? Alle Leggi stesse, la cui prosopopea dona al dialogo una santificazione ultraterrena. Ci sono delle norme, più alte di ogni uomo, più potenti di ogni dio. Queste ci differenziano dalle belve, queste veicolano e condizionano ogni agire.
Il trasgressore sarà esiliato per sempre dalla comunità dei giusti. E ha senso vivere senza patria, senza onore, esule, ramingo, vilipeso per aver preposto il proprio personale beneficio all’osservanza delle Leggi?
Le norme in vigore sono ingiuste? SI combattano, si cambino, non si eludano meschinamente.
La morte di Socrate dimostrerà ad Atene e al mondo quanto iniquo sia un sistema legale basato sul sospetto, sulla delazione, sul pregiudizio. La sua fuga avrebbe confermato a tutti la deteriorità dell’evaso.
Critone, sconfitto, andrà via senza Socrate. Sarebbe andato via anche senza di noi?

Benedetta Colella








