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Soldo bifronte

Elogio della povertà da Aristofane ad oggi

Questa è la giustizia sociale: personaggi avidi e meschini con conti in banca stratosferici, uomini onesti e parchi che faticano a sbarcare il lunario, funzionari dal quoziente intellettivo di una formica impartire ordini a dipendenti ben più dotati.

La prima utopia adolescenziale a svanire all’apparir del vero è proprio il valore dell’onestà. Non c’è individuo che non passerebbe per criminale se si permettesse quel che si permette lo Stato sentenziò, sconfortato, uno scrittore olandese, Multatuli. Ogni giorno, un nuovo esempio conferma l’idea che il successo, il potere, il denaro non sorridono a chi davvero lo merita.

Se ne accorsero anche gli antichi, quando immaginarono che la Fortuna fosse cieca e che Pluto, la divinità che distribuisce il denaro, fosse affetto dallo stesso handicap. Ma i Greci avevano un dio, Esculapio, che con i suoi medicamenti restituiva salute ai malati: perché non portarci anche Pluto?

Da qui nasce l’ultima (tragi)commedia aristofanea.

Dimostratasi impossibile una società in cui solo i buoni sono abbienti (non lo resterebbero a lungo), non resta che scacciare Penia, la Povertà, dall’Ellade.

Ma, se la povertà verrà bandita dalla Grecia, chi lavorerà? In quale albergo il ricco spenderà i suoi averi? Chi coltiverà i suoi latifondi? Chi resterà al servizio di altri senza essere spronato dal desiderio di denaro?

Aristofane, nel suo pirotecnico verseggiare, non si preoccupa di approfondire gli input che lancia e il dialogo con la povertà (vv.403/626) si chiude in se stesso, con un profetico (ed inascoltato) “Mi richiamerete” da parte di Penia esiliata.

Eppure, la portata dirompente di questo spunto può scardinare certezze. Per questo, Rinuccio Aretino traspose in latino, ai primi del Quattrocento, la Commedia della Povertà, liberamente tratta dalla scena aristofanea.

Il merito di Ludovica Radif sta non solo nell’aver riscoperto questa perla del nostro Umanesimo e nell’averla tradotta in italiano (attualizzando in maniera convincente le imprecazioni e le boutade che tempestano l’opera), ma di avervi affiancato una sua idea drammaturgica di scottante attualità. Trovate tutto in Soldo bifronte, la sua ultima fatica, originale per impianto narrativo e per impaginazione. Bifronte è anche questo libello, edito da Tilgher: da una parte, una nuova traduzione dei versi aristofanei, dall’altra, girando libro, l’inedito Rinuccio Aretino, al centro la Tragicommedia dei soldi, nata dalla contaminazione tra l’originale greco e la resa latina.

Oggi che l’Euro ci sta catapultando di nuovo verso una povertà che pensavamo di aver allontanato per sempre dalla nostra nazione, quando per denaro si froda e si uccide, si può ancora ridere e riflettere assieme alla Radif, sulla scorta di Aristofane e di una tradizione millenaria.

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