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Analisi di coscienza

Le Erinni o il senso di colpa

Quante volte si sbaglia, per pigrizia, per ingenuità, per rancore!

Ma, quando ci travolge la consapevolezza di aver danneggiato qualcuno, una strana sensazione nel petto, all’altezza del cuore o nello stomaco che si annoda, ci rende partecipi e vittime del dolore che abbiamo procurato ad altri.

I Greci non sapevano leggere nelle pieghe del proprio animo, non conoscevano l’origine dei sentimenti: avevano bisogno di un dio per spiegare ogni emozione, rabbia, amore o timore che fosse.

Il rimorso era personificato dalle Erinni: nella lettura mitologica di questi personaggi, assurti con le Eumenidi di Eschilo a dignità letteraria, si può palesare la dinamica dei sensi di colpa.

Chiamate da Clitemnestra, le Erinni abbandonano il loro letargo, pronunciando suoni inintelligibili, gutturali, mostruosi. Non sempre, infatti, si riesce ad attribuire un malessere emotivo alla causa che lo ha scatenato; spesso, l’ansia e l’insoddisfazione che ci assalgono sembrano immotivate e solo uno scavo interiore può isolare, nell’angoscia che ci tormenta, le cause dagli effetti.

Eschilo le lega saldamente all’oltretomba, sin dal primo confronto con lo spettro di Clitemnestra, ma già da Omero erano tristemente noti gli effetti devastanti subiti per loro opera dai matricidi e, in genere, da chiunque avesse disonorato o disprezzato i genitori o fosse venuto meno ai doveri della pietas. Se nella parodo dell’Agamennone, Eschilo aveva visto in Elena di Troia un’Erinni che si agitava contro Paride, reo di aver violato i sacri doveri dell’ospitalità, nelle Eumenidi queste divinità minori saranno contrassegnate da maschere di straordinaria bruttezza.

Brutte, ma indispensabili, dunque: per merito loro, gli uomini rispetteranno le leggi divine (non c’è diritto senza paura nell’austero mondo eschileo), perché la vera punizione era, ed è, aver disgusto di sé.