
Tra Topolinia e Paperopoli , metropoli americane in cui gli uomini convivono con mammiferi e palmipedi, si muovono i personaggi di Walt Disney.
Sotto fogge zoomorfe, con comportamenti antropici, i personaggi dei fumetti Disney incarnano tipologie umane che divertono, ed insieme educano, i bambini.
La propensione al risparmio è insegnata da zio Paperone, gli inconvenienti dell’ozio sono impersonati da Paperino, il rispetto della antica tradizione popolare è garantito da nonna Papera, l’onestà e il coraggio del cittadino tipico americano sono raffigurati con il sorriso contagioso e con lo sguardo sagace di Topolino, collaborazionista dello Stato, rappresentato da Basettoni, contro malviventi sfortunati che saranno sempre sconfitti.
L’impatto che i fumetti hanno nella formazione dell’adulto di domani è incontrollabile: scrisse Antonini che un Disney con la sua Biancaneve ha scatenato più angosce che non Kierkegaard con tutte le sue opere.
Soprattutto durante gli anni Settanta, quando il programmatismo intellettuale comunista raggiunse vertici inimmaginabili, Topolino fu soggetto a veri e propri processi: capi d’accusa erano atteggiamenti filonazisti (non è forse vero che Goebbels regalò ad Hitler per Natale 18 film della Disney?) e filofascisti ( Mussolini scelse per i figli, come milioni di genitori prima e dopo di lui, materiale Disney; addirittura, testimonia il figlio Romano, canticchiava sotto la doccia l’aria de I tre porcellini), antisemitici (in Ezechiele Lupo si vogliono ravvisare i tratti somatici ebraici), anticomunisti (la Banda Bassotti è il prototipo del lavoro operaio, che si risolve sempre a maggior gloria del capitalista) e maschilisti (le donne Disney sono sempre streghe o fidanzatine senza carattere), sessuofobi (nessun legame istituzionale, nessun figlio, ma solo nipoti) e reazionari (tutte le iniziative si risolvono in danno per gli eterni sfortunati).
La questione, che oggi può apparire grottesca, appassionò l’intellighentia del periodo: addirittura, Walt Disney conobbe l’onta della censura nel Cile di Allende, per i suoi valori individualistici e capitalistici (e le Giovani Marmotte? Non ci sono solo Bande Bassotti perseguitate, nei fumetti disneyani).
Un periodico serio come L’Espresso dedicò addirittura alla questione un intero articolo. Lo racconta Alessandro Barbera in Camerata Topolino: “Si va dal conservatorismo di nonna Papera e dalla difesa del capitalismo di Paperone all’anarchismo nervoso di Paperino. Caso a sé, Topolino. Artito con un bell’entusiasmo di ispirazione roosveltiana si è poi adagiato su posizioni filoborghesi un po’ qualunquiste. Il servizio era illustrato da un disegno dei personaggi dei fumetti al parlamento. Paperone, Paperino e topolino al centrodestra, Topolino sventola una bandiera su cui è iscritto DC. Accanto a lui, sull’estrema destra, Superman agita quella del MSI Al centrosinistra, Snoopy quella del PCI”.
Dove posizionereste oggi Gambadilegno e Trudy?

Benedetta Colella








