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Io, Alessandro

Un bel romanzo-saggio di Steven Pressfield (in edicola con il Corriere della Sera)

Dopo la sovraesposizione mediatica che ha accompagnato il discusso film Alessandro, in cui tuttologi di mezzo mondo si sono improvvisati grecisti per penetrare il mistero del giovane sovrano macedone che sognò e realizzò un impero, avevo maturato una certa idiosincrasia verso la nobile figura che fondò l’Ellenismo.

Del resto, Alessandro Magno è un personaggio che giganteggia nell’immaginario collettivo, ma che trova scarso credito da parte degli addetti al settore: a scuola, viene frettolosamente introdotto durante le ultime interrogazioni del primo quadrimestre (e altrettanto velocemente dimenticato); all’università, chiude il non semplice esame di storia greca ed è quindi approcciato con la mente stanca e già bombardata da troppe nozioni.

Si pensa, spesso, di conoscere Alessandro solo perché si ha una fumosa idea del suo incredibile percorso, raccontato tramite stereotipi che oscurano la storia per illuminare la leggenda.

Non mi sono accostata volentieri, dunque, al bel libro di Steven Pressfield, Io Alessandro, riproposto in questi giorni dal Corriere della sera per inaugurare una nuova serie di romanzi storici.

Se non mi attanagliasse il dovere morale di aggiornarmi quotidianamente sul mondo classico, suscitato dal terrore di un analfabetismo di ritorno che è una delle piaghe principali della travagliata carriera scolastica, probabilmente avrei lasciato al mio edicolante il voluminoso saggio nella sua ridicola confezione da gelato al pistacchio.

Già dalle prime pagine ho dovuto ricredermi: mentre il dovere lasciava spazio al piacere, Pressfield mi guidava nei campi di battaglia eternati da Alessandro, facendomi partecipe delle tattiche belliche, delle questioni da risolvere, delle ire brucianti e degli altrettanto rapidi perdoni, del colloquio continuo con il suo daimon, della fatica insostenibile di essere un Grande.

Cheronea, Isso, Gaugamela hanno cessato di essere nomi memorizzati velocemente per materializzarsi ai miei occhi: ho visto combattere i greci coraggiosi, il vile re Dario e il suo oceanico esercito. Ho visto uomini tradire ed eroi morire, ho apprezzato l’arguzia e l’ingegno del re macedone e ho interiorizzato la sua lezione di vita.

Chi è stato Alessandro? Pressfield lo fa parlare in prima persona, nell’atto di raccontare al memorialista Itane le sue gesta; fortunatamente, la scelta del narratore non banalizza il discorso verso scontate apologie i anacronistici scavi introspettivi.

Due convinzioni muovono il sovrano: che lui è guidato da una buona stella e destinato ad un fulgido avvenire e che il suo esercito è delle dimensioni adatte per ottenere l’inosabile. Rispetto alle folle persiani, che schiacciano numericamente lo sparuto esercito macedone, Alessandro nutre disprezzo: sa che la massa è irrazionale, sa che se manca coesione possono svilupparsi invidie, livori, tradimenti, sa, in sostanza, che la Persia è un gigante con i piedi d’argilla che va ribaltato dalle fondamenta.

Dà potere e fiducia ai suoi secondi, spinto da una nobile concezione dell’amicizia, basata esclusivamente sulla stima e sul rispetto; mi sembra peccato veniale il fatto che Pressfield non cerchi il sensazionalismo e taccia degli amori omosessuali in cui spesso sfociarono questi rapporti di fratellanza. Alessandro Magno è stato un protagonista della storia mondiale per il suo estro e la sua duttilità: questo ci dimostra Pressfield, tacendo di quelle bieche notiziole biografiche da anagrafe e da letteratura scandalistica, e svela alla sua utenza che ci si può appassionare alla dinamica di Cheronea più che ai moti di un cuore destinato alle pagine della storia e non all’intimità di una camera da letto.