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Senofonte? Un personaggio da fumetti

L’attualità dell’Anabasi svelata da Italo Calvino

 

 

 

Vi riporto, dall’introduzione all’edizione BUR dell’Anabasi lo spettacolare e attualissimo commento di Italo Calvino.

 

L’impressione più forte che dà Senofonte, a leggerlo oggi, è di stare guardando un vecchio documentario di guerra, come ne vengono ripresentati ogni tanto sullo schermo o sul video. Il fascino del bianco e nero della pellicola un po’ sbiadita, con crudi contrasti d’ombre e movimenti accelerati, ci viene incontro spontaneo[…]

Ma da Senofonte si cita male: quello che conta è la successione continua di particolari visivi e di azione; difficile trovare un passo che rappresenti con pienezza il sempre vario piacere della lettura[… ]

Il rapido passare dall’una all’altra rappresentazione visiva, e di lì all’aneddoto, e di lì alla notazione dei tcostumi esoici: questo è il tessuto che fa da sfondo a un continuo sgranarsi di episodi avventurosi, d’ostacoli imprevisti alla marcia dell’esercito errante. Ogni ostacolo è superato, di solito, mediante una astuzia di Senofonte: ogni città fortificata da assaltare, ogni intemperie richiedono una trovata, un lampo di genio, un’invenzione strategica del narratore- protagonista- condottiero. A tratti Senofonte pare uno di quei personaggi infantili delle storie a vignette, che ad ogni puntata sanno cavarsela in frangenti impossibili; anzi, proprio come nelle storie infantili, spesso i protagonisti sono due, i due ufficiali rivali, Senofonte e Chirisofo, l’ateniese e lo spartano, e l’invenzione di Senofonte è sempre la più astuta e generosa e decisiva.

In sé il tema dell’ Anabasi sarebbe andato bene per un racconto picaresco o eroicomico: diecimila mercenari greci, ingaggiati con mendace pretesto da un principe persiano, Ciro il giovane, per una spedizione nell’interno dell’Asia minore destinata in realtà a spodestare il fratello Artaserse II, vengono sconfitti nella battaglia di Cunassa, e si trovano senza capi, lontani dalla patria, a dversi aprire la via del ritorno tra popolazioni nemiche. Non vogliono altro che tornarsene a casa, ma qualsiasi cosa facciano costituiscono un pericolo pubblico: in diceimila, armati, affamati, dove arrivano depredano e distruggono, come uno sciame di cavallette; e si tirano dietro un gran seguito di donne.

Senofonte non era il tipo né da lasciarsi tentare dallo stile eroico dell’epopea né da gustare ( se non di rado) gli aspetti truculento grotteschi di una situazione come quella. Il suo è un memoriale tecnico di un ufficiale, un giornale di viaggio con tutte le distanze e i punti di riferimento geografici e notizie sulle risorse vegetali e animali, e una rassegna di problemi diplomatici, logistici strategici e delle rispettive soluzioni.