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Racconti di guerra.

Senofonte e il novecento, visti da Italo Calvino

 

 

 

Mario Praz sosteneva che, mentre i grandi scrittori trasportano nell’aura interminabile dell’atemporalità, i minori sanno ricostruire il dettaglio e trasmettere ai posteri squarci di vita del loro tempo.

Senofonte racconta la sua guerra con intenti altamente polemici nei confronti dei colleghi, e tuttavia il suo stile secco e asciutto ben si confà alla narrativa di guerra.

Così Italo Calvino:

Il racconto è inframmezzato da verbali di riunione dello stato maggiore e da discorsi di Senofonte alle truppe o ad ambasciatori dei barbari. Di questi stralci oratori conservavo dai banchi di scuola il ricordo di una gran noia, ma mi sbagliavo. Il segreto nel leggere l’Anabasi è di non saltare mai niente, di seguire tutto punto per punto. In ognuno di quei discorsi c’è un problema politico: o di politica estera (i tentativi di rapporti diplomatici con i principi e i capi dei territori di cui si chiede il passaggio) o di politica interna (le discussioni fra i capi ellenici, con le solite rivalità tra spartani e ateniesi).

E siccome il libro è scritto in polemica con altri generali, sulle responsabilità di ciascuno nela condotta di quella ritirata, il sottofondo di polemiche aperte o soltanto alluse è da quelle pagine che bisogna tirarlo fuori.

Come scrittore d’azione, Senofonte è esemplare; se lo confrontiamo con l’autore contemporaneo che più gli corrisponde (il colonnello Lawrence) vediamo come la maestria dell’inglese consiste nel sospendere (come sottinteso all’esattezza tutta fatti della prosa)  un alone di meraviglia estetica ed etica attorno alle vicende e alle immagini; nel greco, no, l’esattezza e la secchezza non sottintendono nulla: le dure virtù del soldato non vogliono essere altro che le dure virtù del soldato.

C’è sì un pathos nell’Anabasi: è l’ansia del ritorno, lo sgomento del paese straniero, lo sforzo di non disperdersi perché ancora finchè sono insieme essi portano in qualche modo con sé la patria. Questa lotta per il ritorno di un esercito condotto alla sconfitta in una guerra non sua e abbandonato a se stesso, questo combattere ormai solo per aprirsi una via di scampo contro ex alleati ed ex nemici, tutto questo avvicina l’Anabasi ad un filone delle nostre letture recenti: i libri di memorie sulla ritirata in Russia degli alpini italiani.