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Troppo bella per la galera

Da Frine a Debra.

 

 

 

Fa scalpore, in questi giorni, il processo che vede coinvolta una giovane docente americana, Debra Lafave, accusata di aver avuto rapporti sessuali con un suo alunno quattordicenne.

Più che la galera, vedrei appropriato un manicomio. Evidentemente la donna non era compos sui nel compiere il gesto insano, quasi incestuoso a ben guardare l’etimologia del termine ( da alo-is, nutrire, come una madre, come una nutrice).

Più che il fattaccio, sorprende l’estemporanea linea di difesa scelta: Debra sarebbe troppo bella per finire in carcere. La sua avvenenza renderebbe impossibile la convivenza con le altre detenute e sottoporrebbe la donna al ripetuto rischio di stupro.

Viene così mutuata un’altra famosa difesa, quella che Iperide pronunciò a favore di Frine, bellissima cortigiana ateniese accusata di corruzione per aver costituito un’associazione di uomin e donne devote ad una nuova divinità, Isodaite.

Troppi erano i testimoni, troppe le prove che la inchiodavano. Per gli eliasti, molti dei quali suoi amanti, non c’era altra scelta che la condanna a morte, quando Iperide, bruscamente, strappò la viste di Frine e ne scoprì il seno.

Ma lasciamo che sia Mercier de Compaigne a raccontarci l’effetto di questa visione: “questo spettacolo inatteso produsse in tutta l’assemblea una specie di delirio; sembrò di vedere Venere stessa, che sotto spoglie mortali aveva lasciato Cipro e  Amatonte per ricevere l’omaggio dei Greci e chiedere la grazia per l’accusata. La gravità dei giudici lasciò il posto al fascino vincente
della meraviglia, del piacere e dell’ammirazione. La bocca non trovava l’espressione per rendere il sentimento, ma il silenzio e l’avidità degli sguardi, un grido generale di simpatia e di compassione - tutto completò il trionfo di Frine. Era supplicante, piangente, curva sotto il peso dell’accusa: ma compare un seno, ed ecco che torna la speranza, lei comanda da padrona, sottomette chiunque posi gli occhi su di lei: “E bene, aggiunge il suo difensore, approfittando del successo del suo stratagemma - se lei è colpevole, chi di voi, Ateniesi, oserà condannare a morte ciò che la natura ha fatto di pià bello? Osate guardare colei di cui volete versare il sangue, e se ci riuscite, dimenticate di essere uomini.” Così disse, e l’Aeropago, dimenticando il suo carattere
augusto, riacquistò unanimemente il senso di umanità. Frine fu dichiarata innocente e portata in trionfo.
Questo modo di giustificare non è stato abolito, dice al riguardo il galante Saint-Evremont; ci sono molte belle donne, colpevoli quando non le si vede, che diventano innocenti appena le si vede. Spesso, anche, i giudici puniscono le donne per un certo crimine che vorrebbero aver
commesso con loro…”

Ma era poi così bella Frine? Le sue fattezze si indovinano ammirando la perfezione dell’Afrodite di Prassitele, uno degli amanti della ricca etera, talmente ricca da offrirsi di ricostruire a sue spese Tebe, distrutta da Alessandro Magno, a patto che un’epigrafe eternasse il suo gesto.

Sulla sua bellezza (e perfidia) si racccontano mirabilie: pare che, circondata da altre donne bellissime in un banchetto, proponesse a tutte di lavarsi il viso. Mentre l’acqua e il sapone nulla poterono sulla sua pelle morbida, le altre etere si ritrovarono opache e rugose alla presenza di tutti.