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La prima intervista della storia

Il revival e la disfatta del metodo socratico

Ormai le conferenze stampa somigliano sempre più a delle farse. L’intervistato legge il suo canovaccio, concertato assieme a comunicatori, avvocati e commercialisti, mentre i giornalisti si limitano a ripetere pappagallescamente domande già programmate ed approvate.

Divenuta ormai un mezzo di autopromozione, l’intervista non spaventa più; eppure, quando nell’Ottocento essa fu importata in Europa dall’America (e fu una delle prime innovazioni made in U.S.A.), essa, con i suoi contenuti eversivi e dissacratori, spaventò non poco il mondo dei V.I.P.

David Lodge, in una bella piéce intitolata Panni sporchi (in cui si animano un’intervistatrice terribile e uno scrittore che vuole vendicarsi della stroncatura subita per dimostrare quanto sia vacua ed effimira la fama), fa dire al protagonista: “Gli intervistatori sono assetati di sangue (il sangue è rappresentato da rivelazioni nuove e personali) in cambio della pubblicità gratuita che offrono alla propria vittima”.

Almeno in un caso, a mio avviso, il mondo classico ha anticipato la concezione originaria di intervista: quando Socrate si ferma a colloquio con tronfi personaggi della vita politica ateniese (Ione da Efeso in primis).

Il metodo socratico era per sua natura urticante: Socrate non si limitava a snocciolare le sue convinzioni, come tutti i filosofi prima (e dopo) di lui, ma coinvolgeva l’interlocutore, dandogli spago per poi legarlo alle sue contraddizioni.

Fingeva di ascoltare e quando la vittima, inorgoglita e galvanizzata dall’attenzione suscitata, si distraeva, con una serie di domande retoriche, sempre più ampie, sempre più incisive, lo costringeva a smentirsi, a confondersi, ad umiliarsi, a ravvedersi.

Non a caso, il suo metodo è tradizionalmente diviso in una pars destruens, l’ironia, ed in una pars costruens, la maieutica, con una metafora tratta dall’ambiente familiare (pare che la madre di Socrate fosse un’ostetrica) e ben adatta ai dolori e agli spasmi dell’orgoglio attraverso cui l’intervistato partoriva nuove e più sicure convinzioni.