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Medici per caso

Dove il titolo non serve( Her. I, 169)

Diagnosticata una malattia, il paziente non ha pace: da una parte, assilla il medico con pressanti domande su tipologia, effetti ed esiti del proprio male, dall’altra sguinzaglia parenti ed amici alla ricerca di persone che soffrirono dello stesso acciacco e ne guarirono.

Ciò che non si osa chiedere al medico è acquisito tramite il tamtam degli amici, attraverso i resoconti dei bene informati, veri e propri bollettini medici della situazione sanitaria nel condominio, nel paese o nel parentado.

Teoria e prassi, dottrina ed empiria non sempre coincidono. Eppure, anche prima che la professione medica passasse per l’ateneo e non per il lazzaretto, ci si ammalava e si guariva.

Erodoto ci racconta che i Babilonesi portavano in piazza gli ammalati: non c’era proprio bisogno dei medici. Avvicinandosi al malato, danno consigli sulla malattia, se qualcuno soffrì dello stesso male che ora subisce il malato o conosce un altro che ne fu affetto. E accostandosi consigliano e spiegano tutte le cose di cui, avendo sofferto, guarirono o videro altri risanarsi. E non gli è possibile che oltrepassino un malato senza informarsi da quale malattia sia affetto.

Forse era meglio così.

O almeno, a Babilonia il clima lo permetteva.