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Pandora o Pandoro?

Chi scoperchio la pentola dei beni?

All’insipiente curiosità della donna si debbono, secondo la mitologia antica, tutti i mali.

Anzi, secondo Esiodo, Pandora fu creata apposta per danneggiare gli uomini imbaldanziti dai successi di Prometeo. A suo dire, andò così:

A lui (Prometeo) Zeus che aduna le nuvole disse adirato:
O figlio di Iapeto, tu che fra tutti nutri i pensieri più accorti,
tu godi del fuoco rubato e di avermi ingannato,
ma a te un gran male verrà, e anche agli uomini futuri:
io a loro, in cambio del fuoco, darò un male, e di quello tutti
nel cuore si compiaceranno, il loro male circondando d’amore”.
Così disse e rise il padre di uomini e dèi:
a Efesto illustre ordinò poi che, veloce,
intridesse terra con acqua, vi ponesse dentro voce umana
e vigore e, somigliante alle dee immortali nell’aspetto, formasse
bella e amabile figura di vergine; poi ad Atena
che le insegnasse i lavori: a tesser la tela dai molti ornamenti,
e che grazia intorno alla fronte le effondesse l’aurea Afrodite
e desiderio tremendo e le cure che rompon le membra;
che le ispirasse un sentire impudente e un’indole scaltra
ordinò ad Ermete, il messaggero Argifonte.
Così disse, e quelli obbedirono a Zeus Cronide signore;
allora di terra formò l’illustre Zoppo
un’immagine simile a vergine casta, secondo la volontà del Cronide;
la cinse e l’adornò la dea glaucopide Atena,
attorno le dee Grazie e Persuasione signora
le posero auree collane, attorno a lei
le Ore dalle belle chiome intrecciaron collane di fiori di primavera;
ed ogni ornamento al suo corpo adattò Pallade Atena.
Dentro al suo petto infine il messaggero Argifonte
menzogne e discorsi ingannevoli e scaltri costumi
pose, come voleva Zeus che tuona profondo, e dentro la voce
le pose l’araldo di dèi e chiamò questa donna
Pandora, perché tutti gli abitatori delle case d’Olimpo
la diedero come dono, pena per gli uomini che mangiano pane.
Poi, dopo che l’inganno difficile e senza scampo ebbe compiuto,
ad Epimeteo il padre mandò l’illustre Argifonte,
araldo veloce, a portare il dono degli dèi; ed Epimeteo
non volle porre mente, come a lui Prometeo diceva,
a non accogliere mai dono da Zeus Olimpio, ma rimandarlo
indietro, che qualche male non dovesse venire ai mortali:
però solo dopo che l’ebbe accolto, quando subì la disgrazia, capì.
Prima infatti sopra la terra la stirpe degli uomini viveva
lontano e al riparo dal male, e lontano dall’aspra fatica,
da malattie dolorose che agli uomini portan la morte
- veloci infatti invecchiano i mortali nel male -.
Ma la donna, levando con la sua mano dall’orcio il grande coperchio,
li disperse, e agli uomini procurò i mali che causano pianto.
Solo Speranza, come in una casa indistruttibile,
dentro all’orcio rimase, senza passare la bocca, né fuori
volò, perché prima aveva rimesso il coperchio dell’orcio
per volere di Zeus egioco che aduna le nubi.
E infinite tristezze vagano fra gli uomini
e piena è la terra di mali, pieno n’è il mare;
i morbi fra gli uomini, alcuni di giorno, altri di notte
da soli si aggirano, ai mortali mali portando,
in silenzio, perché della voce li privò il saggio Zeus.
Così non è possibile ingannare la mente di Zeus.

Secondo Esopo, invece, non ad una donna, ma ad un uomo deve essere imputata la sciagurata azione: Zeus, dopo aver chiuso tutti i beni in una giara (pithos), li diede ad un uomo. Ma l’uomo curiosi, volendo vedere che cosa ci fosse in quella, mosse il coperchio; e tutti se ne volarono verso gli dei. (La favola dimostra) che agli uomini rimane, fra tutti i beni creati, la sola speranza, che promette di restituirli.