
Mantengo provocatoriamente il titolo che avevo pensato per recensire Il sopravvissuto di Antonio Scurati prima ancora di leggere il romanzo, confusa dalla ridda pseudorecensionista che lo presentava, quasi, come un noir ambientato nel mondo della scuola.
Provocatoria, infatti, è l’immagine iniziale: una commissione d’esame è vittima di uno studente, Vitaliano Caccia, che, con movenze sicure e piglio da killer, tronca, senza una sola spiegazione, la vita dei suoi stanchi, aridi, imbelli docenti, risparmiandone il solo che credette in lui.
L’incipit commerciale si spegne nelle prime pagine, lasciando spazio ad una riflessione attenta, pessimistica, nichilista, sull’insormontabile divario tra la disperazione adolescenziale e la rassegnazione degli adulti.
Medium fra i due mondi è il sopravvissuto, Andrea Marescalchi, docente di storia e filosofia modellato sulla falsariga del vitalistico insegnante che ha appassionato generazioni di studenti nel film L’attimo fuggente.
Con il suo disprezzo per la scuola (serra per specie animali), i regolamenti di istituto, i crediti formativi (fasce di oscillazione stabilite dai bizantinismi ministeriali per ciascuna classe di merito), i colleghi (sono tra voi, ma non con voi), la normale prassi didattica (la felicità si guadagna soltanto prendendo alla lettera le proprie iperboli, fondendosi nella propria enfasi e accentuando, invece di correggerli, i propri errori), egli incarna il professore-amico, quello a cui gli alunni inviano sms, quello che gioca a calcetto con loro e che li copre quando fumano, si ubriacano e sniffano, quello che non dovrebbe mai mancare in nessun consiglio di classe come esperto in dinamiche giovanile, ma che degraderebbe ancor più la già dilaniata scuola italiana se coivolgesse nel suo spericolato laissez faire anche i colleghi.
Marescalchi snobba le convinzioni di sociologi, psicologi, opinionisti e traumatologi, ma non riesce a costruire una sua personale opinione. Proprio quando la sua coscienza ha insignito l’assassino di una aura di martirio, facendone un angelo sterminatore, un epigono nietzschiano, una creatura delle sue lezioni filosofiche, un particolare lo declasserà ai suoi occhi come un delinquente qualsiasi.
Inutile la severità, inutile la complicità, inutili le speculazioni filosofiche, inutili i pragmatismi giurisprudenziali: ciascuno dovette accettare di vivere giorno per giorno, e solo di fronte al cielo, come scrive Camus, citato in epigrafe nella conclusione.
Il sopravvissuto è sicuramente tra i cinque libri di quest’anno che amo di più: brilla ai miei occhi per lucidità analitica, pregevolezza stilistica, competenza lessicale, valenza contenutistica. E’un libro che tutti, docenti, discenti, professionisti estranei al mondo della scuola ma perfettamente inseriti nella società, dovrebbero leggere e commentare insieme.

Benedetta Colella








