La verità del ghiaccio

Il nuovo romanzo di Dan Brown

Pare imminente l’uscita di un Meridiano consacrato a Dan Brown, comprendente il Codice da Vinci ed Angeli e Demoni più quella costellazione di saggi confutatori ad opera di vaticanisti e opinionisti che rimane spontaneo ed insuperato caso di metaletterarietà contemporanea.

Nel frattempo, è finalmente approdato in Italia Deception point, uno dei primi romanzi dell’autore, tradotto con il titolo, in realtà poco stuzzicante, di La verità del ghiaccio.

Qui, lo scrittore non aveva ancora cominciato a cavalcare la fertile pianura dei misteri storico-religiosi, sebbene, forse, l’idea di un romanzo sull’ordine templare baluginasse già nella sua testa, come si evince dall’affermazione di pag.38: “l’opinione generale era che la campagna di Sexton (nel libro, candidato alla presidenza degli USA n.d.R.) aveva trovato un nuovo Santo Graal, un argomento scottante, controverso e non ancora sfruttato”.

Nel mirino di Dan Brown, stavolta, cadono le agenzie aerospaziali e i gruppi scientifici per la conoscenza del nostro pianeta e dello spazio, offuscati anche essi da lotte per il potere, falsificazioni, imbrogli e corruzioni a tutto danno dell’ingenuo contribuente americano.

La protagonista è l’ennesima donna bellissima e preparata, imparentata con ambigui personaggi di potere e coadiuvata dal brillante scienziato di turno, con ovvio lieto (e roseo) fine, secondo un canovaccio a cui Dan Brown ci ha abituato da tempo.

Anche la storia si dipana su due matrici diverse, la campagna elettorale negli U.S.A. e il campo N.A.S.A. nella zona Artica, che, in un crescendo di suspance, convoglieranno in un unico finale. Il “cattivo” manterrà nascosta la propria identità per poi svelarsi, sconvolgentemente per il lettore e per la protagonista, a sole cento pagine dalla conclusione: di un simile espediente narrativo fece/farà ricorso già in Angeli e demoni.

La padronanza della materia da parte dell’autore pare inconfutabile ed è esasperata dall’utilizzo di un lessico ipersettoriale che impone il costante ricorso al vocabolario per quanti siano digiuni di nozioni scientifiche e natatorie. Non giurerei sulla verisimiglianza della storia, date le abili manipolazioni nei romanzi precedenti ed aspetto anzi con curiosità le polemiche che, indubbiamente, saranno accese da questo libro.

Non ci sono massime morali né spunti di riflessione, in questo libro d’azione, da cui però si apprendono parecchie nozioni spicciole che portano a guardare con preoccupazione all’uso disinvolto che il potere fa della scienza e della natura

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