
Luis Sepùlveda è una delle più autorevoli voci della letteratura sudamericana contemporanea; con toni suggestivi e magici, insegna la riscoperta della natura, delle culture autoctone, del cuore pulsante in un’America non globalizzata.
Il suo mondo fatato, nostalgico, utopico è popolato di personaggi dolenti e saggi, profondi conoscitori dei misteri della vita, descritti con stile paratattico, di costruita semplicità.
Toni ed argomentazioni ben si prestano ad una riduzione favolistica, al punto che, più di capolavori come Le rose di Atacama e La frontiera sepolta, gli è valso la popolarità attuale un racconto lungo, ambientato ad Amburgo in un mondo animale sapido e commovente.
La gabbianella e il gatto che le insegnò a volare, di recente animato dalla Cecchi Gori distribuzione, si fa promotore di un messaggio estremamente positivo: “Vola solo chi osa farlo”, chi riesce, cioè, a superare la propria indolente rassegnazione per perseguire più nobili obiettivi.
Certo, Fortunata, la gabbianella affidata, ancora uovo, a Zorba, morbido gattone che sa essere violento con i preopotenti e dolcissimo con i deboli, non vorrebbe volare: si sente gatto, è appagata dalla sua vita ad Amburgo, dall’affetto di cui è circondata e non si cura dei rischi continui cui è soggetta (soprattutto ad opera dei topi, che ne farebbero volentieri un sol boccone se non temessero la rappresaglia dei gatti che se ne sono erti paladini).
Ma volerà, librandosi nell’aria plumbea dei cieli di Amburgo, veleggiando felice al di sopra delle meschinità terrestri, finalmente se stessa, libera, infine.
Il cuore può raggiungere vette impermeabili alla ragione: per questo, sarà decisivo l’aiuto di un poeta, di un sognatore che riesce a credere a felini parlanti, più della scienza custodita nell’enciclopedia di cui il gatto Diderot è impagabile sostenitore e fruitore.
La nostra simpatia va tutta a Zorba, che l’ha curata, protetta e nutrita e che rimase a contemplara finchè non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.

Benedetta Colella








