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La sconfinata libertà del ballo

Per la danza Ippoclide perse il regno

La musica sale, sale, fino ad essere quasi un ritmo intollerabile e c’è un momento in cui il ballare diventa quasi un amplesso, i giovani afferrano le ragazze…ritmo dentro ritmo. Sempre di più, sempre di più, finchè le ragazze si trovano come sospese, con il corpo sllevato dall’onda del corpo maschile…è un istante di perfezione.

Con queste parole, D.H.Lawrence eternava il momento del ballo, l’istante meraviglioso in cui l’uomo, dimentico di sé e delle proprie frustrazione, si fonde nell’armonia naturale e scaccia, seguendo il ritmo, preoccupazioni e dispiaceri.

Per questo i giovani gremiscono le discoteche, per questo gli anziani affollano le balere, per questo alcune canzonette rimangono nella mente e diventano manie: il corpo umano è irresistibilmente chiamato al ritmo e trova la sua libertà solo nel movimento diretto dalla musica, che, non a caso, echeggiava soave nella cosmogonia pitagorica.

In Grecia, per indicare l’assoluto disinteresse per una questione, il nihil nostra interest dei latini, si ricorre ad una curiosa espressione: ou phrontìs Ippoklèide.

Ippoclide era quel che si dice un buon partito per nobili natali (era imparentato con i Cipselidi di Corinto) e per bravura personale; pertanto, Clistene di Sicione (il nonno del legislatore ateniese) aveva intenzione di sceglierlo come genero, entro una rosa di parecchi pretendenti d’eccezione.

Aveva anzi deciso di annunciare il nome dello sposo prescelto per la figlia Agariste al termine di un banchetto nuziale preceduto da un’ecatombe.

Ma lasciamo che sia Erodoto (VI, 129) a raccontarci che cosa successe: Mentre si continuava a bere, soverchiando di gran lunga tutti quanti Ippoclide invitò il flautista ad accompagnare col flauto una danza e, convintolo, prese a danzare. Egli ballava compiacendosi di se stesso, ma Clistene, vedendo tutta la faccenda, se ne stava sospettoso. In seguito Ippoclide, dopo essersi fermato qualche istante, ordinè di portargli una tavola e, quando questa gli fu consegnata, prima danzò su di essa figure di ballo laconico, poi altre attiche, in terzo luogo, appoggiata la testa alla tavola, si pose a gesticolare con le gambe come se fossero braccia. Clistene, pur già aborrendo, mentre egli danzava per le prime due volte, che gli diventasse genero, a causa della scompostezza del ballo, si trattenne, non vlendo inveire contro di lui, ma come lo vide gesticolare con le gambe non potè più frenarsi e disse: “ O figlio di Tisandro, ti sei danzato le nozze”. E quello rispose: “Ippoclide non se ne dà pensiero”.