Saffo e Archiloco redivivi

Nuove scoperte papirologiche

 

 

 

Niente è più vivo di una lingua morta.

Il suo fascino, la convinzione che da lei si possa evincere il senso stesso della vita, l’amore antiquario le permettono di rinnovarsi sempre, aggiornarsi, colmare lacune annose, delimitare nuovi ambiti di ricerca, sperimentare nuove possibilità di analisi.

Le nuove scoperte papirologiche offrono al mondo accademico insperate opportunità di ricerca: testi perduti per millenni risorgono all’avido sguardo degli appassionati e suggeriscono nuovi scenari, diverse interpretazioni.

La notizia del rinnovamento di un nuovo frammento saffico è comparsa anche su un giornale generico come panorama. L’articolista, Giorgio Ieranò, nel suo intervento, significativamente intitolato Cacciatori di papiri, si commuove nel trasmettere al vasto pubblico, nell’autorevole traduzione di Vincenzo Di Benedetto, questo frammento della poetessa di Lesbo: “ A me invece il corpo che prima era tenero la vecchiaia lo ha già distrutto; i capelli da neri sono diventati bianchi, l’intimo impulso si è appesantito, le ginocchia non reggono, esse che una volta erano agili a ballare come i cerbiattini; di queste cose io piango, spesso”.

L’estremo addio alla bellezza, tributo ad un Tempo inesorabile, scuote Saffo: non esistono chirurghi plastici a trattenere a caro prezzo l’illusione della bellezza, non ci sono altre virtù che rendano attraente una donna.

Saffo dà voce al grido di dolore di ogni donna abituata a fondare la propria autostima su un’avvenenza e su una freschezza che rapidamente sfioriscono, ma nobilita con la più alta poesia queste pulsioni in apparenza frivole e meschine.

Ieranò ci consegna un altro inedito, questa volta attribuito ad Archiloco e legato all’onore in battaglia. L’uomo che buttò lo scudo oggi afferma convinto: “Non è debolezza né codardia se uno si ritira sotto l’impulso di un dio. Così anche noi abbiamo voltato in tempo le nostre spalle. C’è un tempo per la fuga…”

Aspettiamo con ansia che a queste primizie faccia seguito un corpus delle nuove scoperte papiracee, rese fruibili dall’uso degli infrarossi e decifrate grazie alla tecnologia e alla passione di parecchi studiosi, soprattutto italiani.

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