Dall’io al noi

La nascita della lirica corale

La fama di Pindaro, che superò indenne secoli e nazioni (al punto che furono proprio le Pitiche la prima opera greca stampata da Gutemberg), è offuscata oggi da considerazioni pratiche ed ideologiche.

La indubbia difficoltà metrica e lessicale è, a mio avviso, il macroscopico alibi che la nostra società si è costruita per rinnegare un universo, quello della lirica corale, troppo diverso rispetto alla particolare temperie sociopolitica che ci troviamo oggi ad affrontare.

La lirica corale fu il punto di arrivo di un processo di socializzazione che aveva radici lontane.

Dall’epica, in cui un narratore onnisciente trasmetteva codici di comportamento, nascondendo se stesso, si era passati, con la lirica monodica, al trionfo dell’individualità, del sentimento, della soggettività.

La letteratura greca si sviluppa, dunque, dal precetto assoluto al capriccio esclusivo, dalla collettività degli esseri umani al più bizzoso individualismo, esasperato anche dal lacunoso segmentismo che, per accidente filologico, caratterizza i lirici monodici e che ben si sposa con il gusto frammentario (questo sì voluto) dei poeti novecenteschi.

Resta insoddisfatto il senso di appartenenza ad una comunità, ad un gruppo, ad un partito politico, ad una città: i lirici corali ottempereranno all’esigenza umana di esprimere un sentimento condiviso, di farsi portavoce delle passioni e delle pulsioni della propria era.

Non a caso, la voce del poeta (sempre accompagnata, in Grecia, da uno strumento musicale che enfatizzi, ritmandoli, i pensieri dell’autore) viene amplificata attraverso danze, scenografie, cori: il termine choros, prima di indicare una polifonia, fu utilizzato per indicare i balli, attraverso cui il mondo greco sfogò le proprie istanze religiose.

I poeti corali si fanno quindi carico di riproporre ed avvalorare i valori aviti, la ricerca della dike, l’eusebeia, l’ortodossia verso gli dei, il rifiuto della hybris, della tracotanza: lodando i committenti, essi dimostrano all’uditorio su quali valori deve modellare la vita ( e ben venga anche il racconto apologetico ad esemplificare e chiarire).

La lirica corale è profondamente morale: per questo suona falsa e retorica in un mondo, il nostro, che ha fatto dell’individualismo più egoista il proprio unico credo.

Se siamo velocemente passati da una situazione di immoralità (in cui, cioè, si sapeva quale fosse il Bene, anche se non si perseguiva) ad una di amoralità (in cui, cadute regole ed ancore, gli uomini si muovono impazziti senza riferimenti né schemi di vita) la colpa è anche di chi relega Pindaro, Bacchilide, Stesicoro, Alcmane, Simonide tra gli autori “difficili”, da trascurare.

Iolowcost

Una vita a basso costo?

Visita subito il nostro portale!