Questo sito contribuisce alla audience di

No

Un bel romanzo di Dario Cugia

No.

Se avessimo gridato tutti insieme il nostro dissenso invece di annacquarlo nell’inedia, nella convenienza, nella pigrizia, la nostra realtà oggi sarebbe meno bigia.

Nel bel romanzo No di Diego Cugia, la protagonista, una giovane insegnante che ha rinunciato al ruolo per ritirarsi in un’isola greca, dissociandosi dalla corruzione italiana e mondiale, trasmette il suo disprezzo verso i picchiatori fascisti diventati senatori, comunisti diventati cattolici, corruttori diventati moralizzatori, imprenditori diventati demiurghi, italiani diventati xenofobi. Tutti aventi diritto a tutto. Tutti riciclati, rifatti, risorti, intoccabili, irraggiungibili.

Speranza Adamoli (questo il suo significativo nome) è vittima dell’ultima frontiera del reality show: le viene iniettato un liquido letale e i suoi ricordi estremi vengono trasmessi via cavo ad un pubblico beota che, con il televoto, può decidere se concederle l’antidoto o lasciarla morire.

Il tutto è intervallato dalle performance di sguaiati presentatori, che parlano un esperanto di volgarità tra un commento banale e una prestazione pornografica.

La coscienza adamantina e la lucida rabbia della docente coinvolgono l’uditorio, ma Speranza saprà sottrarsi alla tirannia dell’Auditel con un disperato colpo di scena finale.

La trama, tra l’altro originale e ben curata, è solo l’occasione scelta da Cugia per esternare le sue preoccupazioni verso l’abbrutimento sociale che verifichiamo ogni giorno.

Sotto i suoi strali cade anche il computer che apre le porte alla schizofrenia latente…con Internet è caduto l’ultimo velo: la copertina del romanzo, la sigla dello sceneggiato, il nome dell’autore. In chat, tu non guardi, sei. Non immagini, agisci. Incidi sul destino di chi intreccia una relazione con te, credendoti vero. La trappola scatta dopo: quando spegni il computer e devi indossare il vestito grigio della tua identità rimossa: pesare venticinque chili di più, confrontarti con la tua autentica età, e tuo figlio che ha problemi di asma, il conto della parrucchiera, il bollo scaduto della Panda.

Nella sua contestazione, Cugia risulta troppo intransigente: il computer, a mio avviso, non deve essere demonizzato in assoluto perché permette il diffondersi di una cultura alternativa e libera. I rischi prospettati nel libro sono veri solo per chi lo utilizza per colmare sue insicurezze e paure, creandosi un mondo virtuale da cui si riemerge più tristi, più infelici, più soli.