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La generazione invisibile

Civiltà sommerse e sommergibili

Capodanno a Rimini: la pioggia battente impediva di uscire, ma restare in albergo, per noi globetrotter divorati dalla curiosità, sarebbe stato insopportabile. Abbiamo chiesto alla sorridente receptionist quali luoghi al chiuso fossero visitabili in zona; la risposta, sicura e sorprendente, è stata: “Il nuovo centro commerciale!”.

Immaginammo con sconcerto i turisti del 2500 in fila per ammirare i cromatismi in vetro e lamiera, i parcheggi spaziali, le labirintiche diramazioni che compongono l’architettura contemporanea.

E la cultura? Viviamo la contraddizione di essere sempre più grafomani e, contemporaneamente, di non lasciare nulla di scritto: Internet permette la moltiplicazione delle informazioni per poi dissolverle nel nulla con un semplice clic.

Smaterializzati, smarriti, smembrati i kilometri di parole espressi in chat; macerati, distrutti, riciclati i libri invenduti di troppi editori; fragile, troppo fragile, il supporto di carta o di etere a cui sono affidati i nostri ricordi.

Quando i micenei si armarono, lottarono, vinsero, erano consapevoli che della loro civiltà ci sarebbero rimasti pochi resti e un alfabeto incomprensibile? Quando Socrate sentenziò il suo veto contro la scrittura, immaginò che, grazie ai libri di Platone e Senofonte, avrebbe fatto scuola fin da noi? La storia è stata segnata dai libri; le lettere sono state il filo conduttore dai Sumeri a noi e, adesso, priversi scientemente della scrittura, significa rituffarsi volontariamente nella preistoria.

La civiltà greca continua a vivere nella memoria del Duemila tramite la letteratura e l’arte; la civiltà contemporanea muore istantaneamente quando sacrifica l’eternità alla funzionalità.