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Medea, mea dea

La deificazione di Medea

La manifestazione del divino, in Grecia, non era eticamente connotata: il Bene e il Male, se immensi, se disumani, si equiparavano nel far attribuire caratteristiche divine a chi sapeva farne un uso così estremo.

Non deve così meravigliare che Medea sia stata posizionata nel Pantheon ellenico per la non umana freddezza con cui punì il marito fedifrago uccidendo i suoi figli.

Soprattutto a Corinto, una tradizione preeuripidea volle Medea sposa di Zeus e madre di figli destinati a morte prematura; quando da Argo fu esportato il culto di Era come legittima consorte del capo degli dei, Medea fu declassata al rango di divinità minore e venerata con il nome di Akraia (appellativo che mantiene in comune con la regina degli dei).

Alle tombe dei suoi figli sono attestati rituali sacrifici da parte di alcuni giovani della nobiltà corinzia, a cui pose fine solo la distruzione della città ad opera dei romani.

Pausania, dal canto suo, nella Guida della Grecia, riporta la leggenda, divulgata già da Eumelos, poeta epico oggi quasi sconosciuto, di Medea che pose i figli appena nati sotto la protezione di una Era tutt’altro che propensa ad accordarla, dati i rapporti intercorsi in passato tra la giovane corinzia e il suo poco fedele marito.

Vi riporto solo per curiosità intellettuale una versione chiaramente postclassica e strettamente influenzata dall’interpretazione euripidea: lo scoliasta Parmeniskos racconta come i Corinzi, mal tollerando in Medea la barbara e l’asssassina, ne uccisero i figli e che poi corruppero, con cinque talenti, il tragediografo Euripide affinchè incolpasse dell’atroce omicidio proprio l’incolpevole madre.

Sarà poi la necessità di creare anche per l’eroe Giasone una Circe che ne influenzi il viaggio a far trasmigrare nella lontana Colchide la figura autoctona di Medea.

Rimangono intatte, però, le sue doti stregonesche e magiche, mentre la sua divinità viene genealogicamente differita fino ad Helios, lo stesso deus che ex machina la salverà dal linciaggio popolare nella versione euripidea.